Dentro la ex Malerba
Vetri rotti e fili elettric tagliati. Cartelli che parlano del lavoro di un tempo. Ecco come si presenta una grande area dismessa alle porte della città
Non ci sono rumori superata la recinzione abbattuta della ex Malerba. Solo gli stracci appesi ai muri che vengono mossi dal vento e qualche porta che sbatte. Tutto lì. L’iunica forma di vita stanziale sono gli scoiattoli, che si sono mangiati le noci lasciate bucate a terra sotto i grandi alberi che nessuno pota più.
Un salto nel passato industriale neppure tanto remoto della provincia di Varese: la fabbrica di calze oggi è alla mercè di chiunque, da quando qualche giorno fa il vento ha travolto le reti. Ci sono i viali con l’erba incolta e gli ampi spazi che separano un capannone dall’altro, invasi solo dal silenzio.
All’interno il clima è desolante e fresco; non si incontra nessuno. Gli ultimi fogli affissi alla bacheca sindacale risalgono al 1998. I fili elettrici sono tagliati e i reparti della produzione spogli di macchinari. Dai piani superiori, stando attenti ai vetri e alle mille insidie nascoste, tra cui l’amianto, si gode di un panorama desolato, corretto solo dalla vista del sacro monte. Per quest’area sono attese novità: potrebbe venir riconvertita in superficie commerciale entro l’anno da una ditta specializzata.
La dimensione sarà superiore ai 2.500 metri quadri di superficie di vendita.
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