Cgil: “Alla crisi bisogna rispondere ora”

I numeri della Camera del Lavoro sono buoni: gli iscritti superano quota 71 mila. Ma Franco Stasi, segretario provinciale, è preoccupato per la situazione occupazionale

Alla Camera del Lavoro di Varese le cose vanno bene. Cresce il numero degli iscritti (71.741), con 8.818 nuove deleghe. Crescono i servizi fiscali e il patronato (oltre 100 mila pratiche). Cresce persino il numero di disoccupati che hanno deciso di iscriversi alla Cgil (287). Un sindacato in salute, insomma, che puo’ contare su 97, tra sedi e recapiti, dislocati sul territorio, con  una buona rappresentanza tra gli immigrati (3.620) e con una nutrita presenza di donne (28.489, di cui due in segreteria).
Nonostante questi numeri, in via Nino Bixio c’è preoccupazione per l’immediato e sul ruolo che il tavolo provinciale di concertazione dovrebbe giocare proprio in questa fase. «Il sindacato – spiega Franco Stasi, segretario provinciale della Cgil – non puo’ essere chiamato solo per condividere i tagli. Se oggi è stato colmato il vuoto di una mancanza di regia del tavolo, adesso bisogna agire per dare ai lavoratori risposte sulla crisi nell’immediato. Ma se tutti tagliano e basta, diventa una partita difficile».
I numeri della Cgil dicono che sono sempre di più i lavoratori in difficoltà che si rivolgono agli uffici di via Nino Bixio per cercare una via d’uscita alla crisi e alla disoccupazione. «Ormai i nostri dati coincidono con quelli della Camera di Commercio e con quelli di altre associazioni – continua Stasi – ma una volta visti i dati che si fa? La stagnazione dei consumi persiste così come le difficoltà occupazionali». Una risposta potrebbe arrivare dalla ricerca “Progetto Varese 2020” che il tavolo di concertazione ha commissionato alle due università del territorio, Insubria e Liuc. «Ad aprile – dice il segretario della Cgil – verranno presentati i primi risultati, ma il problema delle difficoltà attuali rimangono».
I rapporti con le «consorelle» Cisl e Uil sono più che buoni: sul territorio si fanno trattative comuni, anche se la Cgil invita i colleghi  «a non firmare accordi separati perché un sindacato spaccato è più debole».
L’occupazione non cambia solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo. Aumentano i precari e l’ingresso nel mondo lavorativo raramente va d’accordo con la parola stabilità. Dei 71 mila avviamenti al  lavoro, solo il 22% è a tempo indeterminato. Il 42 % è a tempo determinato, il 19 % è somministrato,  l’8% co.co.pro, il 3% apprendisti. «La presenza di altre possibilità di impiego più flessibili – spiega Antonio Ciraci, della segreteria provinciale della Cgil – ha penalizzato l’apprendistato professionalizzante che dura dai 3 ai 5 anni, anche se è in ripresa perché dal punto di vista contributivo è ancora conveniente. Il tempo determinato è la forma di cui si abusa di più e nel  90% dei casi il termine riportato sul contratto è fasullo».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Febbraio 2011
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