L’uomo che voleva scolpire l’universo
Intervista a Flaminio Gualdoni, curatore della mostra di Villa Recalcati dedicata a Vittorio Tavernari
«Vorrei poter scolpire l’universo» scriveva Vittorio Tavernari nel 1951. Artista silenzioso, scultore nell’anima, fedele all’etica “del fare”, alla sua opera è dedicata un’importante mostra omaggio a Varese all’interno della rassegna “Scultori a Villa Recalcati”. Il curatore Flaminio Gualdoni ci guida alla lettura delle opere in mostra.
Essere scultori oggi è una rarità. Possiamo dire che è una razza in via d’estinzione? Perché?Una mostra temporanea per sua natura finisce, secondo lei cosa rimane una volta che le opere ritornano ai legittimi proprietari?
La mostra di Vittorio Tavernari si inserisce all’interno di un programma espositivo destinato alla scultura. Questo progetto vuole valorizzare sia gli artisti che il luogo. In questo caso la volontà è di creare nello splendido giardino all’italiana della Villa un parco permanente di scultura. Questa mostra, come le altre, lasceranno alla città molto di più di un catalogo, ma una testimonianza permanente dell’opera di alcuni grandi artisti.
La mostra Vittorio Tavernari è visitabile fino al 28 agosto.
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