Costi e veleni, l’eredità scomoda dell’ex discarica
I due Comuni volevano una centrale fotovoltaica che producesse energia e soldi per la bonifica: ma le banche non ci credono e il governo ha ridotto gli incentivi. "Stop al progetto, puntiamo sulla riduzione dei costi"
Anche a distanza di anni, nascosti alla vista, i rifiuti continuano ad essere un problema: la discarica tra Somma Lombardo e Vergiate era una delle più grandi della provincia, oggi servono 1,2 milioni di euro all’anno per garantire per la sicurezza del sito e la bonifica dei veleni. I Comuni speravano nel progetto della centrale fotovoltaica per garantire risorse economiche, ma ora tutto sembra arrivato al capolinea: «Non abbiamo i soldi per realizzarlo».
Il progetto, in via teorica, era ottimo: realizzare un "campo solare" sul terreno dell’ex discarica, un impianto che producesse energia (e quindi soldi) per pagare gli interventi necessari a trattare il percolato e il biogas che la spazzatura stoccata crea in quantità. Peccato che non ci siano le risorse – 8 milioni di euro – per realizzarlo: «Progetto archiviato, il punto chiave è che non ci sono più i soldi per realizzarlo» ha ammesso alla fine il sindaco di Somma Guido Colombo, che pure ancora a fine luglio teneva aperto ancora uno spiraglio. «Chiederemo di convocare l’assemblea per accantonare il progetto» dice soddisfatto Maurizio Leorato, il sindaco di Vergiate. Appena insediato, il primo cittadino vergiatese disse chiaro e tondo che il progetto è, oggi, insostenibile dal punto di vista finanziario: «Siamo contenti che se ne sia accorta anche Somma, in questo momento è importante che i due Comuni si muovano all’unisono».
In origine infatti si sperava in due canali per realizzare l’opera: i contributi statali alle fonti rinnovabili da un lato, il finanziamento da parte dellebanche dall’altro. La fiducia nel primo strumento si è ridimensionata con il taglio degli incentivi, «anche se – precisa Leorato – era già emerso che il consorzio per sua natura non rientrava nei canoni per i contributi agli enti locali», che sono più consistenti rispetto a quelli dei privati. Quanto al credito dalle banche, «dei 23 istituti interpellati – ricorda Jimmy Pasin (Pd, all’opposizione a Somma) – solo due avevano chiesto informazioni sul progetto, salvo poi non manifestare interesse. Si è andati a cercare un’altra banca, che aveva però ridotto la possibilità di finanziamento a 5 milioni e 700mila euro». E le prospettive economiche complessive – con il progressivo taglio dei trasferimenti agli enti locali – non danno speranze sulla possibilità di far partire il progetto con le proprie risorse. E dunque, stop definitivo.
Il fatto è che la discarica, chiusa da febbraio 1994 (nella foto), continua a
"produrre" percolato e biogas, sostanze velenose che devono essere raccolte e trattate dal Consorzio Intercomunale Smaltimento Rifiuti: un problema ambientale di cui si discute da anni, ma anche un problema di natura economica. L’ impegno annuale per la "ordinaria gestione" è di 1 milione 200mila euro, che in passato era finanziato e che invece dal 1° gennaio 2012 sarà a carico degli enti locali, i due Comuni. Per questo si era pensato – ormai due anni fa, al progetto della centrale elettrica fotovoltaica, che aveva più o meno messo d’accordo tutti. «Anche noi – ricorda Pasin, esponente dell’opposizione – eravamo a favore, perché si produceva energia in modo pulito, oltretutto usando un’area già compromessa e senza "consumare" campi agricoli come accade in altre zone. Ma si è riusciti ad affossare tutto». Il progetto è andato avanti con pachidermica lentezza e – accusa il Pd – «senza pensare ad un piano B, ad una via di fuga» nel caso le cose andassero male.
E ora? Il Comune di Vergiate avanza l’ipotesi di una gestione "in house" della vigilanza del sito e dello smaltimento del percolato, per risparmiare qualcosa rispetto all’appalto affidato ora alla privata Econord. «Si potrebbero ridurre i costi anche del 50%» dice fiducioso il sindaco vergiatese Leorato. «Noi siamo d’accordo, bisogna lavorare per trovare la soluzione più rapida, economica e sostenibile dal punto di vista ambientale» dice ancora Pasin, dal versante sommese. Bisognerà insomma capire dove sarà più conveniente trasferire il percolato per il trattamento, se al depuratore vergiatese o a quello sommese. «Dipende dai costi di trasporto, ma anche da quelli necessari all’adeguamento del depuratore» conclude Leorato. In ogni caso, la scelta del risparmio è inevitabile, perché 1 milione e 200mila euro sono una cifra che sarebbe troppo pesante per i Comuni, per gestire la pesante eredità del passato.
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