Benvegnù ha una voce che fa pensare
Il cantautore sarà venerdì 2 alle 22.30 al Twiggy Club in via De Cristoforis (ingresso a euro 10 con tessera Arci)
Un artigiano che gira il mondo, perché vuole capire e incontrare gli altri. Soprattutto, sente la necessità di misurarsi con il diverso. E il diverso fa paura, scuote, si muove dentro e fuori di noi. C’è un diverso che è un uomo, e Paolo Benvegnù – di scena venerdì 2 alle 22.30 al Twiggy Club in via De Cristoforis (ingresso a euro 10 con tessera Arci) – lo ha incontrato tra i solchi del suo terzo cd, “Hermann”. Da qui si salpa per un’altra avventura – quella che tocca le sponde dell’antica Grecia per sprofondare nei significati di una filosofia che può far male – vicina a quel vivere la creatività come piccola cosa. Gesti quotidiani nei quali Benvegnù riconosce la vita: fatta di miti, allegorie, desideri, realtà. Curiosità e noia. Che prende il via dagli Scisma – band di rock alternativo che segna il panorama italiano con tre album e la vincita di un Premio Ciampi nel 1998 – per poi proseguire, dopo il 2000, con un Benvegnù solitario e sofferente.
Lo scioglimento del gruppo lascia un dolore che si sta sanando, lentamente. Così Paolo lavora e si impegna tutti i giorni, per fare dell’opera d’arte una successione di miniature. Con una voce che fa pensare: apprezzata dal pubblico e dalla critica ma non ancora elevata agli altari del successo. L’artista si accontenta, perché le collaborazioni con Marco Parente e il “Presepe Vivente” – esperienza sonora al fianco di David Riondino e Stefano Bollani – lo trascinano nella profondità dell’ironia. Eppure, in tutto questo è il lato femmineo della musica ad intercettare più di altri la vena introspettiva e insolita di questo cantore delle fatiche umane. Irene Grandi con “E’ solo un sogno”, Petra Magoni (e Ares Tavolazzi) con un progetto legato al folk del Trentino, Marina Rei e Giusy Ferreri, entrambe interpreti sofisticate de “Il mare verticale”. E poi Mina, che nel suo ultimo cd “Caramella” rivisita la chicca di “Io e Te”. Quella di Paolo, dunque, è una carriera fatta di “Piccoli fragilissimi film”: dove l’esperienza delle relazioni, con il continuo tuffarsi nelle emozioni e il girovagare tra riservatezze e cenni, ravviva la musica di un artista facilmente suggestionabile.
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