Scontri o accordi, il Pd al bivio
Buona partecipazione all'assemblea provinciale, il congresso nazionale sarà anche l'occasione per una nuova definizione degli equilibri sul territorio
Una riunione molto partecipata, circa 250 persone, ha aperto il dibattito congressuale del Pd, martedì sera, alla festa della Schiranna. Il segretario provinciale Fabrizio Taricco è contento del risultato, ma le incognite sono molte. Non sono ancora chiare le proposte per le regole del congresso nazionale, e anche durante la riunione di Varese c’è stato dibattito sull’opportunità o meno di scegliere nuovamente il segretario nazionale con le primarie aperte. A Roma Matteo Renzi ha già di fatto avviato una campagna per conquistare la guida del Pd. Gli si contrappongono per ora Giuseppe Civati e probabilmente Gianni Cuperlo che rappresenterebbe la fascia della sinistra proveniente dai Ds, Bersani e D’Alema in primis. Veltroni e i popolari di Franceschini appoggiano però Renzi e lo hanno detto esplicitamente. Il segretario provinciale di Varese Fabrizio Taricco non ha espresso alcuno schieramento. (foto, il deputato Marantelli, e il segretario regionale Alfieri).
Il punto di riferimento dei renziani è il segretario regionale reggente Alessandro Alfieri, capogruppo in consiglio regionale, varesino, apertamente schierato con il sindaco di Firenze fin dalle primarie dello scorso anno, dopo essere stato molto vicino al premier Enrico Letta (ma oggi molto dialogante con tutte le anime del partito). Il dibattito interno ufficiale, martedì sera, è stato lungo e partecipato, ma è chiaro a tutti che il futuro congresso Pd potrebbe essere una grossa occasione per cambiare il partito dalle fondamenta. L’avanzata renziana trova pronti molti amministratori locali che Alfieri ha coltivato in questi anni di lavoro politico, a partire dall’onorevole Angelo Senaldi di Gallarate. E gli altri? La deputata Maria Chiara Gadda era data in area Franceschini nei mesi scorsi, da definire la posizione della senatrice Erica D’Adda, mentre si guarda a Daniele Marantelli come organizzatore dell’area bersaniana, anche se il deputato, storico leader del partito a Varese e punto di riferimento carismatico degli ex Ds (ma non solo), dopo le primarie è persino comparso allo stadio di Firenze vicino a Renzi, che conosce personalmente. Insomma, non è chiaro capire che cosa stia accadendo. C’è già un appello di chi sostiene ad esempio il deputato monzese Giuseppe Civati alla guida del partito, ma il punto è un altro. Quando sarà il congresso? Con quali regole? I congressi locali saranno prima o dopo la scelta del leader nazionale? Il capo del partito sarà necessariamente il candidato premier? I nodi non sono stati ancora sciolti e un passaggio importante sarà l’assemblea nazionale del 20 e 21 settembre. Se il governo resta il carica a lungo, il congresso si può fare. Se invece Letta cade, le liste elettorali le farà Epifani, molto vicino a Bersani, e il gruppo dirigente che ha pareggiato le elezioni potrà prendere tempo rispetto all’offensiva di Matteo Renzi.
Infine, un nodo riguarda il congresso di Varese e provincia. I firmatari dell’appello “Buongiorno Varese” vogliono un rinnovamento della leadership locale. Non hanno nel mirino Taricco o Alfieri ma è noto a tutti che sono critici con Daniele Marantelli, da tanti anni ai vertici. Il punto è: se vince Renzi si cambia anche a Varese? Per alcuni, come l’ex consigliere regionale Giuseppe Adamoli, il partito non ha bisogno di un leader che divenga padrone assoluto ma di una linea chiara e un cambiamento culturale, che prescinda dalle giravolte personali ma non divenga un ottuso unanimismo. L’astio covato tra renziani e bersaniani dopo le primarie del 2012 ha lasciato strascichi pesanti, ma per ora il dibattito sembra soft.
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