La scuola si gemella con un villaggio in Africa

La primaria ha avviato un progetto di amicizia con un villaggio della repubblica del Congo e la sua realtà scolastica gestita dalle Suore di san Giuseppe

Zebre, elefanti, leoni, scimmie, giraffe e ippopotami. Sono questi gli animali che si sono “presentati” alla scuola primaria di Luvinate, in questi giorni del nuovo anno scolastico. Il giardino della scuola infatti si è trasformato in una grande savana dove, con speciali jeep, i bambini hanno potuto conoscere i protagonisti delle grandi distese naturali del continente africano. In questo  modo la Scuola di Luvinate ha dato il via al progetto di gemellaggio con l’Africa: durante l’anno infatti si cercherà di consolidare una speciale amicizia con l’ “ÉCOLE PRIMAIRE SAINT JOSEPH” situata a Plateau di Bateke a circa 140 Km da Kinshasa capitale della Repubblica Democratica del Congo e gestita dalla Congregazione delle Suore di San Giuseppe, la cui sede è a Torino.
 
Già in occasione della conclusione del precedente anno scolastico, su iniziativa dell’Amministrazione Comunale, una mattina suor Chiara aveva raccontato ai bambini di Luvinate cosa significa andare a scuola in Africa: percorrere  a piedi  anche 8 km per andare e tornare da scuola , mangiare per terra l’unico cibo sano della giornata cucinato dalle Suore, studiare su un unico libro, non avere a disposizione nè pc nè altri  strumenti tecnologici. In Africa è, per i bambini,  motivo di orgoglio e quasi un privilegio frequentare  la scuola e questo viene vissuto con molta attenzione e impegno. I 160 bambini della scuola primaria di Plateau di Bateke sono seguiti da 3 insegnanti laiche  e da una direttrice religiosa appartenente alla Congregazione.

La scuola si trova in cima ad una collina, vicino alla Missione delle suore, e da due anni i bambini possono bere acqua, potabile e fresca, da una cisterna collegata ad un pozzo realizzato con il contributo economico di  un gruppo di volenterosi benefattori italiani. Sino ad allora l’acqua veniva raccolta dal fiume, un po’ stagnante che attraversa  la vallata, e portata in taniche, spesso sulla testa  delle donne, nelle capanne del villaggio di quasi 5.000 persone. Serviva per cucinare e bere e non sempre veniva bollita: questo ha sempre procurato malattie varie  soprattutto ai più piccoli.

 
Ora l’intendimento sarà quello di costruire un rapporto tra le due scuole più costante e solido, così da condividere un pezzo di strada ed aprirsi al mondo, anche verso quelle realtà differenti e magari più difficili. Sono in particolare già partite quasi 30 lettere, scritte in francese dai giovani alunni e destinate agli amici africani. 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Ottobre 2013
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