Alla scoperta del calcio belga: “Senza sudore, non c’è gloria”

Davide Minardi, trentenne allenatore saronnese, ha svolto uno stage al Club Bruges ed è venuto a contatto con un modo di intendere il calcio piuttosto diverso rispetto al nostro

Per il primo appuntamento stagionale (2014-15) di “Figli di un gol minore” partiamo dall’estero e più precisamente da Bruges, Belgio. Questa è l’avventura di Davide Minardi trentenne saronnese che ha vissuto un’importante esperienza calcistica: una settimana di stage al Club Bruges (Brugge, in fiammingo) che è una delle migliori società europee a livello giovanile. 
La sua è una carriera già avviata da cinque stagioni che gli sta portando soddisfazioni di anno in anno, e i giorni vissuti in Belgio è una di quelle.
La storia da allenatore di Davide (terzo da sinistra nella foto a lato) comincia nel 2010 con un’esperienza all’Equipe Lombardia (la squadra regionale dei calciatori disoccupati e svincolati ndr) dove ha collaborato con personaggi del calibro di Roberto Galia, ex giocatore della Juventus e ora responsabile del settore giovanile del Como. Dopo qualche positiva esperienza a Misinto, Lazzate e all’Accademia Inter, sempre in cerca di miglioramenti e crescita professionale, Davide ha poi deciso di svolgere uno stage di approfondimento al Club Bruges.


La settimana di formazione lo ha visto coinvolto attivamente nella programmazione giornaliera dell’Academy e nello svolgimento degli allenamenti delle squadre giovanili, dall’under 7 sino all’under 19, soglia della prima squadra.
«L’esperienza – spiega Davide – è stata molto formativa sia dal punto di vista tecnico sia personale: avendo partecipato a tutte le attività ho potuto constatare una realtà diversa da quella italiana. In Belgio si punta a far crescere giocatori molto tecnici, con il settore giovanile che è funzionale alla prima squadra; basti pensare che nella doppia sfida play-off di Europa League vinta contro il Grasshopper hanno giocato nel Bruges sei giocatori cresciuti nel vivaio della società».
«Ci sono poi altre importanti ma piacevoli differenze – continua il tecnico saronnese – che ho riscontrato collaborando con gli allenatori professionisti: anzitutto insegnano a tutti i giocatori ad attaccare senza paura di dribblare, a costo di correre qualche rischio in fase difensiva; inoltre ho scoperto che i ragazzi e i bambini giocano partite molto più lunghe rispetto ai coetanei italiani, secondo il principio per cui si migliora trascorrendo più minuti in campo».

Ora che la nuova stagione è iniziata, Davide continua a pensare in modo positivo a quanto appreso in una nazione che, pur vivendo senza troppe pressioni il gioco del calcio, ha sorpreso tutti ai mondiali in Brasile con la propria squadra, ricca di giovani talenti come Courtois, Hazard, Witsen e altri ancora.
Il sogno di Minardi è lo stesso di tanti altri appassionati, e cioé quello di poter vivere il calcio come in Belgio e in altre nazioni, dove vincere conta ma senza essere l’aspetto principale: la cosa più importante è divertirsi e far divertire tutti coloro che assistono alle partite. Un mondo in cui allo stadio vanno ancora intere famiglie, e nei centri sportivi del settore giovanile non ci sono barriere tra genitori-tifosi e il campo da calcio.
Per il futuro si vedrà, ma il direttore del Club Bruges gli ha lasciato le porte aperte per una nuova esperienza con loro, anche perché Davide sposa in pieno il motto della società, "NO SWEAT, NO GLORY": senza sudore, non c’è gloria.

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Pubblicato il 11 Settembre 2014
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