Gianni Spartà: I miei primi 40 anni da cronista

Con questo libro il giornalista ha preso un impegno preciso con la città e i suoi concittadini, presenti e futuri: l’impegno di ricordare

gianni spartà

Quando c’è un anniversario, solitamente, i regali li riceve il festeggiato. Invece, Gianni Spartà, giornalista che ha raccontato i grandi fatti di cronaca di questa provincia sulle pagine della “Prealpina”, il regalo lo ha voluto fare alla sua città con il libro “Tutta un’altra storia” (Pietro Macchione Editore).  Il 22 maggio, giorno dell’uscita in libreria, non è infatti una data casuale perché in quello stesso giorno di quarant’anni fa Spartà diventava giornalista professionista.

«Che cosa fa nel suo giornale?» gli chiese la commissione esaminatrice.
«Il numero 13, sto in panchina. Un giorno sport, un altro cronaca o politica a seconda di quando mi mettono in campo».
Una risposta alla Beppe Viola, piena di ironia. Spartà, allora, aveva poco più di vent’anni e un bel futuro che lo aspettava, come dimostrano le pagine di “Tutta un’altra storia”.

Quarant’anni di cronaca sono tanti, ma le storie scelte dalla sensibilità del giornalista raccontano, con un sapiente mix di ragione e sentimento, parole e immagini, l’evoluzione di una provincia che è stata avanguardia industriale del Novecento, laboratorio di innovazione politica con la Lega del Senatùr e luogo di solidarietà, muta e concreta, costola sana di una chiesa che ha espresso prelati di rango e movimenti capaci di far dialogare Dio e politica, religione e affari.

Il racconto di Spartà non omette le numerose ferite, profonde almeno quanto la gloria di questa terra di frontiera, perché Varese è stata una fiorente colonia di ‘ndranghetisti nella triste stagione dei sequestri di persona e luogo prediletto, anche per la sua vicinanza con la Svizzera, da quasi tutte le organizzazioni criminali. È stata campo di reclutamento per il terrorismo rosso e banco di prova per quello di stampo fascista – Massimo Carminati, il gran commis di “mafia capitale”, perse l’occhio in uno scontro a fuoco a Gaggiolo sul confine elvetico, tanto per cambiare -, nonché palcoscenico di una tangentopoli tutta in salsa bosina e terra “sconsacrata” dalle bestie di Satana.

Nell’eterna lotta del cronista con il racconto della realtà, il bene e il male si trasformano in notizia solo se l’occhio è pronto a coglierla, si hanno buone scarpe per andare e un taccuino (o uno smartphone) dove annotare. Raccontare significa anche vivere la vita degli altri e accettarne il dolore, come quello dei due ormai anziani genitori di Lidia Macchi, uccisa nel fiore degli anni da una mano ancora sconosciuta alla giustizia terrena.

Il giornalista alza spesso lo sguardo per cercare di avere una visione più ampia degli accadimenti che racconta: collega, connette, stabilisce relazioni in grado di dare al suo racconto contorni più nitidi. E spesso ci riesce, aiutato da una scrittura che gronda personalità da ogni lettera.

Con questo libro Spartà ha preso un impegno preciso con la città e i suoi concittadini, presenti e futuri, l’impegno di ricordare. E l’invito di Roberto Gervaso, che ne ha curato l’introduzione, è più che condivisibile: «La tua città è piena di storia e di storie. Raccontale e non farci troppo sospirare».

Chissà cosa avrebbe detto il padre di Gianni, a cui questo libro è dedicato, se avesse avuto sottomano “Tutta un’altra storia”, quello stesso padre che un giorno di maggio di 40 anni fa disse al figlio: «Abbiamo fatto tanti sacrifici per farti studiare e tu fai il giornalista?».

Frase che ripeteva puntualmente dopo aver ritagliato con orgoglio ogni articolo del suo figliolo per farlo leggere agli amici.

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“Tutta un’altra storia” sarà presentato lunedì 25 maggio alle 17 e 30 a Villa Recalcati. Intervengono oltre all’autore e all’editore: Roberto Maroni, Attilio Fontana, Gunnar Vincenzi, Roberto Gervaso, Giuseppe Battarino e Diego Pisati.

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2015
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