“Non chiudete l’ufficio postale, ce lo chiedono i nostri anziani”

Il vice sindaco di Cocquio Trevisago si oppone alla chiusura dell’ufficio postale di Caldana deciso dall’Azienda nel piano di razionalizzazione

Varie

Una battaglia portata avanti con molti sindaci, alcuni dei quali l’hanno spuntata – come quello di Gavirate che ha visto “risparmiato” l’ufficio postale di Oltrona al Lago – altri invece hanno visto la mannaia dei tagli abbattersi sulle piccole filiali delle Poste, che hanno le settimane contate.

Uno di questi casi è Cocquio Trevisago. Nell’elenco delle chiusure è citato come “Trevisago”, ma in realtà l’ufficio che a partire dall’autunno chiuderà i battenti è quello di Caldana, frazione montana e a sè stante della ben più servita parte bassa del paese, quella, per intenderci, che si sviluppa lungo la strada statale 394 e la Sp1.

«Molti anziani in questi giorni hanno manifestato la loro preoccupazione per quanto avverrà in paese – ha spiegato Vittorio Griffini, vice sindaco di Cocquio Trevisago – . Stiamo parlando, nel caso di Caldana, di un contesto delicato, che ha a che fare con persone con scarsa mobilità e che hanno serie difficoltà a servirsi dei mezzi pubblici per raggiungere le sedi postali più vicine, come quella di Cocquio o di Orino-Azzio».

Quest’ultimo ufficio postale, che si trova lungo la strada provinciale in territorio di Azzio, risulterebbe il più vicino perché a circa due chilometri di distanza; rimane aperto, ad oggi, dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.45 e il sabato dalle 8.20 alle 12.45: meglio di niente, ma certamente difficilmente raggiungibile a piedi per chi non può guidare.

«Tutte considerazioni – continua Griffini – di fatto contenute nel testo della delibera 342 dell’Autorità per la garanzia delle comunicazioni del 26 giugno 2014, quando ad esempio si fa riferimento “ai criteri di distribuzione degli uffici postali comunemente previsti fissano un numero di uffici per località ovvero per numero di abitanti, differenziando in base alle dimensioni delle località di riferimento, ovvero in relazione alla natura urbana o rurale delle aree geografiche”. Ci chiediamo inoltre, e se lo sono chiesti anche i parlamentari con una mozione approvata di recente, che tipo di approccio debba avere Poste Italiane è giusto decidere sulla pelle dei cittadini senza il coinvolgimento delle amministrazioni? Si tratta di un processo attivato tempo fa, ma che successivamente è rimasto disatteso. In pratica hanno deciso senza più sentirci e senza convocare gli amministratori ai tavoli. Per questo chiediamo che si possano trovare soluzioni per la posta di Caldana e che queste vengano discusse coi rappresentanti dei cittadini: su questo siamo disponibili a trovare insieme delle soluzioni».

Il vice sindaco di Cocquio, in quest’ultimo passaggio del suo ragionamento fa riferimento ad una mozione approvata alla Camera dei Deputati lo scorso 12 maggio, primo firmatario l’onorevole Franco Bordo, che impegna il Governo a “favorire il confronto costruttivo già in corso fra Poste Italiane spa, regioni, comuni con l’obiettivo di ridiscutere il piano di razionalizzazione degli uffici postali”, ma anche a “valutare l’impatto sociale e occupazionale della razionalizzazione degli uffici e ad adoperarsi per garantire la capillarità sul territorio e la permanenza degli uffici postali nei comuni rurali, montani e svantaggiati”.

La posizione dell’amministrazione di Cocquio Trevisago si accoda alle proteste registrate solo ieri dal sindaco di Vergiate, Maurizio Leorato, più che scocciato per la decisione della chiusura della filiale di Corgeno. Sarà un’estate calda perché i sindaci sono schierati e il livello della pressione sull’azienda sta crescendo: manca poco all’arrivo dell’autunno che porterà alle chiusure annunciate non più tardi di qualche giorno fa.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 26 Giugno 2015
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