Stefano Binda non parla, prelevato il Dna

L’uomo accusato di essere il responsabile dell’omicidio di Lidia Macchi si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gup Anna Giorgetti. Nel pomeriggio tocca al procuratore generale del tribunale di Milano Carmen Manfredda

stefano binda

Stefano Binda, l’uomo accusato di essere il responsabile dell’omicidio di Lidia Macchi, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gup Anna Giorgetti nel primo interrogatorio dopo l’arresto.

In mattinata, in carcere, sono entrati anche due agenti della polizia scientifica della questura di Varese. Lo scopo era effettuare un’operazione irripetibile, alla presenza del difensore dell’accusato: il prelievo di un campione di Dna dello stesso Binda.

L’interrogatorio è invece cominciato alle 10 di questa mattina, martedì 19 gennaio, nel carcere varesino dei Miogni, dove è rinchiuso da venerdì 15 gennaio.

Nel pomeriggio Binda, assistito dal legale Sergio Martelli, è stato sentito dal procuratore generale del tribunale di Milano Carmen Manfredda, che ha condotto l’indagine dal momento della sua avocazione. In un primo tempo la procura aveva indagato Giuseppe Piccolomo, l’uomo all’ergastolo per l’omicidio della pensionata di Cocquio Trevisago Carla Molinari. Una pista rivelatasi dle tutto infondata. Alle 15 l’avvocato Martelli ha lasciato i Miogni. Anche con la procuratrice, Binda si è avvalso della facoltà di non rispondere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2016
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