Castiglioni stava riportando alla luce la “città segreta” di Adulis
Il celebre archeologo lavorava dal 2012 ad un progetto per riportare pienamente alla luce la città e farne il primo parco archeologico dell'Africa Subsahariana
Alfredo Castiglioni, a cui Varese oggi ha dato l’ultimo saluto, non era solo un uomo dalla grande storia personale e dal grande passato, e uno studioso che ha fatto collezione di benemerenze insieme al fratello per la sua attività di ricercatore: come la medaglia d’oro per meriti della cultura e dell’Arte, conferita nel 1991 dall’allora presidente della repubblica Francesco Cossiga o l’Ambrogino d’oro conferito sempre nel 1991, o il sigillo Longobardo, dato per meriti nel 2005 dalla regione Lombardia.
Alfredo, con il fratello Angelo, stava lavorando alla riscoperta della antica città di Adulis, che dovrebbe diventare il primo parco archeologico dell’Africa subsahariana. Un lavoro che ha preso l’avvio nel 2012, e per il quale Alfredo stava ancora muovendosi, tra l’Eritrea e Varese, alla ricerca di nuove risposte.
A parlarne dal pulpito, con grande commozione, Serena Massa, che ha conosciuto l’archeologo proprio nel corso della spedizione alla scoperta della “città segreta”: «Ho avuto l’onore di conoscere Alfredo durante gli scavi, e conoscere il grande studioso ma anche il grande uomo» e ha ricordato come nel 2003 Silvio Curto, direttore del museo egizio di Torino disse loro: «Voi avete modificato un paragrafo di storia»
Il progetto attuale, e gli scavi nel sito, sono talmente importanti da aver giustificato una presenza istituzionale del paese del Corno d’Africa ai funerali: l’ambasciata Eritrea ha infatti non solo mandato una corona, ma anche un rappresentante ufficiale. Il quale è salito sul pulpito «Per dire grazie ai fratelli Castiglioni, a nome dell’ambasciatore, e del console generale a Milano» e per «Rendere l’ultimo omaggio a un grandissimo amico dell’Eritrea».
Come ha spiegato il rappresentante dell’ambasciata Eritrea: «L’importante progetto è tuttora in corso, nel sito di Adulis. Noi siamo fiduciosi che il progetto proseguirà, anche per rendere viva la memoria di Alfredo tra i suoi amici e gli appassionati di archeologia. Ma non nego che Alfredo mancherà tanto all’Eritrea, e al popolo Eritreo».
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