Il patent box serve alle grandi imprese farmaceutiche

Un seminario aperto alla Liuc dedicato alla tassazione agevolata sui redditi derivanti dalle opere di ingegno. Solo in Lombardia già 2190 domande, il budget è insufficiente

Liuc generico

«Il patent box è uno strumento valido e utile in termini economici perché c’è un risparmiò fiscale. Ma il vero impatto è culturale, perché permette di fare un passo in avanti nella gestione aziendale». Riccardo Comerio, amministratore delegato della Comerio Ercole spa, ha partecipato all’incontro in Liuc, organizzato in collaborazione con  Kpmg e dedicato al decreto che introduce un regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali (opere dell’ingegno,  brevetti industriali e  marchi)

Secondo Comerio però il patent box è stato studiato per dare una spinta alla grande e grandissima impresa, meglio se farmaceutica, settore che investe molto in brevetti. «È comunque positivo che vi possano accedere anche le pmi – ha continuato l’imprenditore – anche se l’inserimento dei marchi è una scelta discutibile. Il grosso scoglio è buttarsi oltre l’ostacolo e confidare che lo strumento buono sia calato in un paese normale, aspetto sul quale non c’è certezza».

Un patent box semplificato sarebbe meglio– Il pubblico presente alla Liuc, tra cui molti commercialisti, ha sollevato un problema: il patent box implica una attività importante, ancora troppo complicata per le pmi e dai risultati incerti. Una procedura difficile da mettere in pratica senza l’aiuto di un “super” consulente. «Abbiamo spesso visto l’entusiasmo per lo strumento – ha commentato Samuel Martinelli, associate partner kpmg – ma poi avere difficoltà sul transfer pricing». C’è inoltre un problema di budget che potrebbe essere già stato assorbito dai grandi marchi della moda, visto che nella sola Lombardia sono state presentate 2.190 domande. «Noi speravamo in una scrematura delle richieste e delle soglie – ha aggiunto Martinelli – a tutt’oggi è tutto aperto».

Ritornare ai fondamentali – Spesso le pmi fanno tanta ricerca e sviluppo ma poi non sanno dove scrivere quel numero e non lo esprimono in una voce di bilancio. Per Catry Ostinelli, direttore del master Fco, è fondamentale l’analisi dell’intera catena del valore. «Porto la voce dell’accademia – ha detto la docente – ma bisogna ritornare al bilancio di esercizio per dare valore a quello che le imprese stanno facendo e troavre una coerenza sulla documentazione nel corso degli anni».
«Ciò che rileva – ha concluso Ivan Spertini, equity partner di Kpmg – è la crescita culturale delle imprese, elemento che crea valore per tutti. Questa è una norma intelligente. Certo, ha avuto delle applicazioni un po’ distorte ma ci sono margini di miglioramento e di  semplificazione».

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Pubblicato il 14 ottobre 2016
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