“Alfa e acqua pubblica: occasione perduta o situazione voluta?”

I pentastellati del gruppo Gallarate 5 Stelle criticano la gestione dell'acqua in provincia

acqua

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato del gruppo Gallarate 5 Stelle, sulla gestione dell’acqua in provincia di Varese

Alfa e acqua pubblica: occasione perduta o situazione voluta?

Non si comprende perché a volte ci si ritrovi sempre al punto di partenza.

Che l’acqua sia un bene pubblico e l’accesso alla stessa un diritto e tale debba rimanere, non solo è un concetto sacrosanto, ma è un principio su cui chiaramente gli italiani si sono espressi col referendum dell’Aprile 2011 . Sebbene in questi tempi si parli di riforme costituzionali nessuno (per ora…) osa mettere in dubbio che “la sovranità appartiene al popolo”.

Come poi questi principi vengano declinati dalla politica è tutt’altra faccenda non solo a livello nazionale ma anche locale. L’esempio di Alfa srl è emblematico.

Nata in pompa magna, la società a capitale interamente pubblico avrebbe inizialmente gestito l’acqua in venti comuni servendo un terzo dei cittadini provinciali per poi arrivare acoprire tutti i territori di ambito.
E’ invece stata “annullata” da un tribunale amministrativo che ne ha fatto emergere i gravi limiti di impostazione. “Quella di oggi è una data storica” disse a suo tempo il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi, mentre il consigliere provinciale Valerio Mariani, che aveva seguito passo dopo passo l’iter di costituzione della società, spiegava che “Il lavoro fatto è stato complesso e faticoso, ma oggi possiamo dirci soddisfatti e orgogliosi del risultato” così come soddisfatto del traguardo raggiunto si dichiarava anche Pietro Zappamiglio, Presidente di Ato, il quale vantava di essere riuscito ad “ allineare tutti gli atti necessari per dar vita ad Alfa e renderla concretamente operativa a tutti gli effetti”.

Ebbene, ed ora dove sono finiti i vanagloriosi politicanti? Perché non difendono pubblicamente i loro errori con la stessa forza dei loro annunci?
La principale motivazione addotta dal TAR lascia così di stucco da far pensare che si trattitutto di un gioco voluto -e senza apparenti responsabilità- finalizzato a far finire l’acqua della nostra provincia in pancia a qualche importante spa.

Infatti, per poter giustificare la gestione di un’attività attraverso lo strumento di una società pubblica, “in house”, la stessa avrebbe dovuto essere motivata con quadri economici e proiezioni che ne facessero comprendere gli “obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio” così come prevede la norma e così, aggiungiamo noi, come avrebbe dovuto fare qualunque imprenditore non completamente sprovveduto.
Sarebbe bastato seguire le linee guida.
Quindi solo incompetenza?

O il pressapochismo e la forzatura della legge erano finalizzate alla creazione di un nuovo centro di potere (e di voti), oppure il naufragio è stato pilotato per consegnare il tutto in mano a terzi.

Infatti dalla lettura della sentenza TAR emergono una serie di errori di istruttoria e motivazionali gravissimi che degli amministratori seri avrebbero invece dovuto e saputo verificare.

Il TAR evidenzia che “la scelta del modello di gestione in house sarebbe stata effettuata in assenza di un’approfondita analisi di economicità ed efficienza, e senza alcun confronto con le altre possibili modalità gestionali previste dall’ordinamento (affidamento a terzi o a società mista, previa gara) poiché per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, al fine di assicurare il rispetto della disciplina europea, la parità tra gli operatori, l’economicità della gestione e di garantire adeguata informazione alla collettività di riferimento, l’affidamento del servizio è effettuato sulla base di apposita relazione, che dà conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e che definisce i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche se previste”.

Inoltre “nella menzionata relazione, gli enti di governo danno conto dellasussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e ne motivano le ragioni con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio.

Non solo, ma l’istituto di revisione incaricato dell’asseverazione ha dichiarato, come si legge in sentenza, di essersi basato per lo svolgimento del lavoro su ipotesi, dati e documentazione forniti senza previa verifica di congruità e che conseguentemente non si sarebbe assunto alcuna responsabilità circa la veridicità, adeguatezza e correttezza delle ipotesi e dei dati suddetti e dei documenti presentati al riguardo ribaltando ogni responsabilità all’ente committente.

Ora ci sarà da correre ai ripari..

Non si comprende però chi sarà chiamato a risarcire il danno patito dai cittadini la cui unica responsabilità è stata quella di aver mal delegato la loro fiducia.


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Pubblicato il 12 Novembre 2016
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