“Caro sindaco, dacci una mano ad accogliere”

In una lettera aperta ai colleghi, Fabio Passera di Maccagno e Silvio Aimetti di Comerio lanciano un appello per piccoli progetti di sostegno a gruppi limitati si richiedenti asilo

Tra i rifugiati di Busto Arsizio (inserita in galleria)

Una, due famiglie, gruppi di una decina di persone gestite dal Comune per essere accolte e aiutate.

In una lettera aperta ai colleghi sindaci, Silvi Aimetti e Fabio Passera, rispettivamente sindaci di Comerio e Maccagno con Pino e Veddasca, chiedono una risposta concreta agli amministratori sul tema dell’accoglienza. E lo fanno come portavoci della “Rete civica per l’accoglienza dei sindaci della provincia di Varese”.

“Come ben saprai negli ultimi anni, ed in particolar modo a far corso dal 2015 il nostro Paese è diventato la meta, in alcuni casi una stazione di sosta, di migliaia di Persone provenienti da Paesi nei quali guerre, carestie e persecuzioni li hanno costretti a cercare la possibilità di avere una vita migliore – scrivono i due sindaci . Abbiamo assistito a scene tragiche e ad arrivi di migliaia di persone sulle nostre coste, i nostri sistemi di prima accoglienza sono stati messi a dura prova in questi anni, occorre però dire che hanno sempre dimostrato la
grande capacità di accoglienza che è innata nel nostro Popolo. Il Santo Padre infine, ha invitato tutti noi con numerosi e accorati appelli, a creare ponti e non muri, e questo per noi italiani, ha un significato particolare, perché richiama le radici stesse della nostra storia così radicata in una concezione cristiana dell’accoglienza degli ultimi”.
In questi mesi ci è stato più volte richiesto da parte degli organi preposti, in primis la Prefettura, di fare la nostra parte, promuovendo progetti di accoglienza nei nostri Comuni. Nella provincia di Varese sono attualmente ospitati circa 1700 richiedenti asilo in poco più di 40 Comuni, questo ha comportato e comporta che alcune Amministrazioni Comunali, anche non di grandi dimensioni, stiano gestendo un significativo numero di Persone presenti sul loro Territorio, fatto questo che, anche se solo in via teorica, potrebbe non andare a vantaggio di una gestione ottimale del progetto, sia per le eventuali speculazioni economiche ma sia soprattutto per una proficua integrazione di queste Persone all’interno del tessuto sociale dei nostri Comuni”.
E’ anche per questi motivi che abbiamo deciso di creare una rete che permettesse alle varie Amministrazioni impegnate in progetti di scambiarsi opinioni, materiali, buone prassi gestionali – dicono i sindaci – . Ad oggi stiamo verificando la bontà di questa scelta di confronto e condivisione, e vorremo chiedere anche a Te di attivare un progetto di
accoglienza basato su alcune caratteristiche che riteniamo possano garantirne il buon esito. Siamo convinti che la piccola dimensione del gruppo di rifugiati (circa 10) e l’adesione ad un progetto S.P.R.A.R. , con diretta gestione da parte del Comune, possano garantire il raggiungimento di diversi obiettivi positivi per le nostre Comunità. A puro titolo di esempio indichiamo l’attivazione di progetti di pubblica utilità (pulizia delle strade e
di altre proprietà Comunali, servizi ai Cittadini), la non gestione in termini di profitto economico da parte degli Enti preposti (cooperative etc.), la possibilità di creare un rapporto più diretto e personale con queste Persone.
Restiamo quindi a Tua completa disposizione per supportare la Tua decisione di attivare un progetto di accoglienza. A tal proposito, ti ricordiamo che nell’ambito della Rete civica abbiamo a disposizione alcuni consiglieri comunali esperti di questioni relative all’immigrazione che possono essere consultati per problematiche di tipo amministrativo o legale”, conclude l’appello.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 dicembre 2016
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