Diok Toia è pronto all’impresa: all’orizzonte c’è la Dakar

Il pilota bustocco parteciperà per la quarta volta al Raid, di nuovo tra le "Malles Moto", la categoria senza assistenza. «Sogno il podio di classe»

diocleziano toia rally dei faraoni

Sarà forse “distruttibile”, ma è anche inarrestabile. Diocleziano Toia, classe 1972 da Busto Arsizio, è pronto per partire per la sua quarta “Dakar”, il raid motoristico più famoso al mondo che pur mantenendo il nome originale si disputa da alcuni anni in Sudamerica.

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Diocleziano Toia, "guerriero" in moto 4 di 10

E lo farà con un ginocchio sinistro suo malgrado “rifatto”: lo scorso anno infatti Diok si infortunò pesantemente all’articolazione (legamenti, piatto tibiale e parte alta del femore) ma percorse ugualmente le ultime quattro tappe per portare a termine – al 48° posto assoluto tra le moto – la gara. Una circostanza che non lo ha certo scoraggiato: dopo l’operazione (perfettamente riuscita) Toia ha ripreso ad allenarsi e non vede l’ora di dare il primo colpo di gas alla sua Ktm Rally, il “cavallo” con cui affronterà i durissimi tracciati della Dakar.

Toia, innanzitutto come sta.
«Bene grazie: dal punto di vista atletico non sono ancora al 100%, però mi sento in crescita e sono pronto a partire. L’operazione è andata bene ma ho potuto riprendere ad allenarmi abbastanza tardi, così penso di affrontare la prima settimana della Dakar come un allenamento “spinto” per poi provare a fare classifica nella seconda parte quando conto di essere al meglio».

Lei è iscritto alla categoria “Malles Moto”, quella in cui i piloti sono privi di assistenza. Una prova ancora più massacrante. Non ha pensato a una partecipazione relativamente più tranquilla?
«Per un pilota dilettante come me è praticamente impossibile fare un risultato di alto livello nella classifica assoluta. In Malles invece posso provare a vincere la classe o almeno a salire sul podio visto che ho all’attivo un quinto e un quarto posto: gareggiare con un obiettivo di questo tipo è uno stimolo molto più grande. Ci provo». 

Le foto dei varesini alla Dakar fino al giorno di riposo

Chi sono i suoi principali avversari?
«Nella Malles prima di tutto due olandesi: Van den Goorbergh ha vinto lo scorso anno la categoria, Van Pelt due anni fa quando riuscì addirittura ad arrivare 27° assoluto. Una cosa che mi fa piacere è che, sulla scia delle mie partecipazioni passate, quest’anno ci sono altri quattro italiani. Tra di loro anche il mitico Franco Picco, a 61 anni: era il mio idolo di quando ero ragazzino, ora mi ha chiamato per chiedere alcuni consigli. Dakar vuol dire anche questo».

Come si è preparato negli ultimi mesi?
«Come ho detto prima, l’operazione al ginocchio ha variato un po’ i miei piani. Quindi ho fatto tanta palestra, un po’ di bicicletta per recuperare il tono muscolare e poca moto. Ho partecipato solo a una gara in Sardegna, il Rally Legend, e poi ho affrontato qualche sessione in pista».

Lei è alla quarta partecipazione: un po’ di esperienza ce l’ha. Che tipo di Dakar sarà quella del 2017?
«Dire che è dura è normale, ma questa volta credo lo sia ancora di più perché avremo ben 6 giorni in Bolivia nei quali saremo oltre i 4mila metri di altitudine. In una tappa sfioreremo anche quota 5mila: oltre all’aria rarefatta che rende i movimenti difficoltosi, c’è anche il freddo visto che la temperatura arriverà vicina allo zero. Per poi ritrovare il caldo torrido quando “scenderemo” in Argentina».

Budget, l’altro percorso impervio. Come è andata per questa edizione?
«Partecipare alla Malles ha dei costi, ma non avendo l’assistenza si risparmia parecchio. Le mie Dakar passate mi hanno anche aiutato perché inizio a essere conosciuto nell’ambiente, ho alcune sponsor che mi stanno vicini e alla fine ce la facciamo. Anche la scelta della moto va in questo senso: la mia è nuova ma, sperando di riportarla a casa in buone condizioni, la venderò al termine della gara per recuperare parte dei costi. E la Ktm aiuta perché consente a noi piloti Malles di avere i pezzi di ricambio che ci servono e di pagarli alla fine della Dakar con una sorta di carta di credito che ci permette di evitare ulteriori problemi in corsa».

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 23 dicembre 2016
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