Ospedale Del Ponte: tra i migliori punti nascita d’Italia

L'indagine qualitativa dell'Agenzia nazionale per i Servizi sanitari italiani premia il modello del materno infantile varesino

Avarie

Oltre tremila parti con solo il 7% di cesarei e quasi un terzo di parti naturali di donne “cesarine”. Sono i dati da primato dell’ospedale Del Ponte di Varese resi pubblici dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Italiani (AGENAS) e inseriti nell’edizione 2016 del Programma Nazionale Esiti (PNE).

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Il presidio neonatale di Giubiano è risultato al secondo posto a livello nazionale. Il Ministero della Salute affida, infatti, all’Agenzia la valutazione su efficacia ed efficenza del sistema ospedaliero italiano che viene giudicato sulla base di 150 indicatori di processi assistenziali ed esiti nelle principale aree cliniche, tra cui quella perinatale.

In tema di nascite, gli indicatori principali sono la percentuale di tagli cesarei primari (ossia interventi eseguiti nelle donne che non sono già state sottoposte precedentemente a taglio cesareo) e la proporzione di donne con pregresso taglio cesareo che partoriscono per via vaginale.  È noto, infatti, come il ricorso al parto cesareo debba essere limitato ai casi con indicazioni cliniche specifiche altrimenti comporta, rispetto al parto naturale, maggiori rischi per la donna e per il bambino.

È proprio su questi indicatori che il punto nascita varesino ha dimostrato una performance eccellente, collocandosi al primo posto tra le 41 maternità italiane con più di 2000 parti annui per il basso numero di parti con taglio cesareo primario.  Se si considerano i 177 reparti di ostetricia sul territorio italiano con più di 1000 parti annui, quello del Del Ponte è al secondo posto insieme all’ospedale di Lecco per percentuale contenuta di parti cesarei (6.8% se si aggiusta il dato grezzo in base alla complessità dei casi trattati), dopo l’ospedale di Carate Brianza con il 5.4%. Ottimo risultato anche per quanto riguarda la percentuale di donne con un pregresso taglio cesareo che partorisce per via vaginale alla successiva gravidanza, che all’Ospedale De Ponte è del 28%, rispetto ad una media nazionale del 8%, ed è un dato in costante crescita negli ultimi anni. Anche per questo indicatore se si considerano le 47 strutture ospedaliere che hanno assistito almeno 300 donne con un pregresso taglio cesareo, la maternità del Del Ponte è quella con la percentuale maggiore di donne che partoriscono spontaneamente.

«Questo risultato è il frutto di un lavoro costante di revisione e analisi dei casi, di condivisione di percorsi clinici e linee guida costantemente aggiornati in base ai progressi delle conoscenze mediche e adattati alla nostra specifica realtà assistenziale. La volontà di perseguire con determinazione il miglioramento delle cure prestate e di analizzare le proprie criticità non è sempre scontata in ambito sanitario e le enormi disparità dei diversi punti nascita rispetto agli indicatori considerati dal P.N.E. ne sono la testimonianza – ha detto il Prof. Fabio Ghezzi, direttore della S.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Filippo Del Ponte. – Da noi esiste un gruppo di specialisti dedicati alla medicina materno-fetale che non solo segue le future mamme nel percorso della gravidanza, ma che valuta anche attentamente la modalità di parto più appropriata anche nei casi più complessi. Nell’evoluzione dell’assistenza medico-ostetrica e della società, il taglio cesareo è passato dall’essere un intervento curativo al venire considerato come una scelta personale sul modo di partorire. Bisogna informare le donne che il parto chirurgico non è esente da rischi come troppo spesso si pensa. E’ necessario comunicare ai cittadini la cultura della qualità delle cure e della sua valutazione perché la probabilità di partorire naturalmente o in sala operatoria dovrebbe dipendere solo dalle esigenze delle donne e dei nascituri, non da quelle del centro a cui si rivolgono, come oggi troppo spesso accade. Proprio al fine di tutelare la fisiologia e limitare la medicalizzazione dove non opportuna, ci sforziamo di differenziare i percorsi assistenziali delle donne con gravidanze a basso rischio da quelli delle gravidanze con fattori di rischio: per le prime, la gestione fin dalla gravidanza è affidata alle ostetriche, che successivamente conducono in autonomia il travaglio mantenendo condizioni di assoluta sicurezza e appropriatezza. Il rispetto dei tempi, l’impiego parsimonioso e oculato di interventi di accelerazione del travaglio, il monitoraggio intermittente del battito cardiaco fetale, il lavoro sulle posizioni in travaglio sono patrimonio dell’arte ostetrica e strumenti imprescindibili se si vogliono evitare cesarei non necessari».

«In centri come il nostro, riferimento per la gestione delle gravidanze a rischio, -tiene ad aggiungere il Dott. Massimo Agosti, Direttore del Dipartimento materno-infantile della ASST dei Sette Laghi – è importante sottolineare come siano garantite le competenze per assistere il parto naturale anche in situazione dove il taglio cesareo sembra essere diventato quasi una routine nel nostro paese, come le gravidanze gemellari (nel 2015 quasi 100 al Del Ponte, di cui 20 concluse con parto vaginale) o i parti prematuri (circa 40% nati senza ricorrere al taglio cesareo).  Anche il contesto logistico-organizzativo è certamente d’aiuto: nel nostro polo materno-infantile la presenza H24 di un’equipe multidisciplinare in loco (anestesista dedicato, 2 ginecologi, ostetrica, neonatologo) garantisce la possibilità di ridurre al minimo il tempo di attivazione delle sale operatorie e d’intervento nell’eventualità di urgenze ostetriche e perinatali. Questo evita che il taglio cesareo diventi non un intervento “curativo” ma preventivo, ossia eseguito solo per evitare che in caso di eventuali complicanze durante il travaglio, possibili ma non certe, si incappi in difficoltà a gestire un intervento in emergenza».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2016
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Commenti

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  1. Scritto da fortebraccio

    Bravi!
    Questo è un ospedale su cui concentrare risorse (monetarie e di personale)!
    Ora la Regione ci spieghi perché vuole investire in piccoli centri periferici invece di SVILUPPARE le eccellenze che già abbiamo. Investire nel nuovo Ospedale ha senso: il nocciolo del personale c’è, va solo adeguatamente supportato per le nuove sfide.
    Non ci sono alibi – dite cosa volete fare -o dobbiamo venire ad occupare il Del Ponte?

  2. Scritto da Gelo

    Siamo sicuri di non confondere la quantità con la qualità?
    Le eccellenze si sviluppano con studio ed attrezzature, non certo diluendole nella quantità.
    La teoria della ruota della bicicletta (hub & spoke) non è valida in questo caso?

  3. Scritto da ELISA BALLERIO

    Trovo profondamente ingiusti i commenti negativi letti sotto questo articolo. Il reparto del Prof. Ghezzi è un fiore all’occhiello di vera eccellenza sanitaria italiana ( e internazionale, cercate in rete le pubblicazioni e gli studi redatti dal Professore e capirete che la teoria della ruota di bicicletta sia una sfortunata uscita) e i dati statistici pubblicati dall’agenzia Sanitaria NAZIONALE ne sono la dimostrazione. Sottolineo il valore dell’ente poiche’ non si parla di dati inventati o supposti). L’eccellenza del reparto di ginecologia Varesina e’ tale perche’ nasce da ANNI di studio, lavoro d’equipe, fatica, continua ricerca ed esperienza sul campo, coraggio nel portare avanti il proprio operato mantenedo saldi i propri valori etici e combattendo, quotidianamente, per ottenere i risultati evidenti agli occhi di tutti ( l’ Oncologia ginecologica e la Chirugia mininvasiva sono la punta di un iceberg del lavoro svolto). Sarebbe opportuno che i fondi stanziati per centri che restano marginali (sotto molti punti di vista) confluissero invece per un Reparto che dimostra quotidianamente con numeri, persone e fatti la propria efficacia ed eccellenza sanitaria.
    Mi permetto di chiedere alla signora Costanza come mai il proprio ginecologo Gallaratese non le abbia garantito l’esame di transulcenza nucale presso il proprio studio/ospedale? Da quanto mi pare di capire l’ha sottoposta a ripetute visite ginecologiche senza farle le ecografie di routine. Francamente la sua richiesta di esami presso un presidio ospedaliero diffente da quello in cui partorisce mi sembra ingiusta perche va a sovraccaricare un altro centro estraneo al suo iter gravidico.
    Caro prof . Ghezzi ha salvato la vita a molte donne e a molti bambini, credo la loro esistenza valga molto piu’ di mille parole…avanti sempre!!!

  4. Scritto da ELISA BALLERIO

    il reparto Di Ginecologia guidato dal prof. Ghezzi e’ un reparto di eccellenza e i dati rportati in questo articoloe da quelli precedenti sono stati raccolti dall’Agenzia Sanitaria Nazionale. Questi dati parlano di ANNI di fatica, studio, lavoro e lotte quotidane per portare avanti dignitosamente il proprio operato.Trovo profondamente ingiusti i commenti letti poiche’ sminuiscono tristemente una vera eccellenza che con dati alla mano ha salvato negli anni la vita a migliaia di donne e bambini .

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