Si affolla al Palace l’Europa del Riciclo

Sala piena per il convegno internazionale organizzato da Coinger: al tavolo, e in platea, istituzioni, politica e realtà imprenditoriali

Al Palace l'Europa del riciclo

Ha visto una grande partecipazione di istituzioni, appassionati, esperti e realtà economiche il convegno “L’Europa del riciclo: sistemi a confronto” che Coinger ha organizzato per il  2 dicembre a Varese al Grand Hotel Palace. Aperto dai saluti del presidente della Camera di Commercio Giuseppe Albertini, dell’assessore all’ambiente della regione Lombardia Claudia Maria Terzi, dal presidente della Commissione ambiente della regione Lombardia Luca Marsico, dal sindaco di Varese Davide Galimberti, e dal presidente dell’assemblea dei soci di Coinger Giorgio Ginelli, ha visto tra i suoi relatori molti esperti del settore, provenienti da diversi paesi della Comunità Europea: che hanno presentato, nel corso della giornata, le migliori pratiche messe in campo in ambito comunitario.

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LOMBARDIA, PIU’ LOCOMOTIVA CHE FANALINO DI CODA

In un mondo che sta cominciando ad interrogarsi seriamente su cosa fare dei propri rifiuti, e come evitare di produrne in quantità eccessive, i nostri comuni non sono messi affatto male, per quanto riguarda innanzitutto la raccolta differenziata. A testimoniarlo, uno degli interventi della mattina, in arrivo dalla Catalogna, regione della Spagna: «In Spagna, l’80% della popolazione non fa raccolta differenziata – spiega Frederic Puig direttore tecnico di  Spora 2.0, società spagnola che se n – E, tra le poche realtà che lo fanno, oltre a noi, ci sono le Baleari: non per spirito ecologico, quanto piuttosto per il fatto che portare i rifiuti in discarica lì costa 150 euro a tonnellata». La stessa Catalogna ha poi trovato una soluzione “ibrida” tra la raccolta a porta a porta e le campane per la raccolta differenziata: delle casette personalizzate, dove portare i propri rifiuti. Con risultati migliori rispetto alla media della nazione iberica, ma inferiori a quelli della Lombardia, che ormai viaggia intorno al 65%. E parecchio lontana anche dall’esperienza della padrona di casa del convegno Coinger, raccontata dal suo amministratore unico Fabrizio Taricco.

Un obiettivo raggiunto dalla nostra regione, quello della percentuale della raccolta differenziata, che solo negli anni novanta sembrava impossibile: «Quando nei primi anni 90 la regione Lombardia ha varato le prime norme di raccolta differenziata, fissando l’obiettivo al 25%, sembrava troppo ambizioso. Ora non solo 150 comuni sono sopra il 65%, ma si stanno domandando come fare per andare molto oltre» ha spiegato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.  Una pratica che può essere presa a modello internazionalmente, tanto che:: «Quando la città di New York è venuta a vedere come faceva raccolta differenziata la città di Milano abbiamo capito che i comuni lombardi erano molto avanti. Anzi, poco tempo fa avevamo proprio il primato. Sarebbe bello ritornare ad essere primi».

TARIFFA PUNTUALE: EVOCATA DAGLI ANNI 90, CONCRETIZZATA SOLO ORA

«Della tariffa puntuale si parla da vent’anni, da quando ne ha parlato la Legge Ronchi – ha spiegato Gaetano Drosi, presidente dell’associazione Payt – Ma non è mai stata messa in pratica, e da una proroga all’altra si è definitivamente persa».

Ora però torna in auge, e sempre più comuni applicano in via sperimentale questa tariffa puntuale, che fa pagare i cittadini esattamente secondo quello che consumano. Un metodo e un controllo che non sono cosi semplici, ma nei quali la tecnologia viene spesso d’aiuto.

Ma funziona o non funziona? «Funziona se si può gestire il ciclo completo dei rifiuti, e se si è convinti della sua efficacia» dice Drosi. Insomma, l’obiettivo è definito ma la strada è ancora lunga.

ECONOMIA CIRCOLARE: UN PACCHETTO DI NORME PER L’ECONOMIA DEL FUTURO

Il clou del convegno è stata però la tavola rotonda del pomeriggio, a cui hanno partecipato l’europarlamentare Simona Bonafè, la parlamentare e relatrice della legge contro lo spreco alimentare Maria Chiara Gadda, il direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, il segretario generale di Anci Lombardia Pier Attilio Superti, il direttore generale ambiente, sviluppo ed energia sostenibile di regione Lombardia Mario Nova, il direttore generale del consorzio Comieco Carlo Montalbetti e la giurista ambientale Paola Ficco.

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Un confronto che voleva andare un passo oltre alle buone pratiche della raccolta differenziata, e del sempre più consistente tendenza al riciclo e al riuso. Il passo in più si chiama “Economia circolare”, quella per cui il rifiuto è destinato a non esistere.

Lo ha spiegato con poche parole Simona Bonafè, europarlamentare e relatrice del pacchetto sull’economia circolare in discussione al Parlamento Europeo: «Se ci mettiamo nell’ottica dell’economia circolare, parlare di discarica non ha più senso: perchè ogni grammo portato in discarica è il suo fallimento».

Ma è importante però non relegare la sua discussione nell’ottica del dibattito ambientale: «Dobbiamo togliere l’economia circolare dal limite stretto delle questioni ambientali – ha sottolineato ancora Bonafè – e comprendere che parlare di economia circolare non significa parlare di economia dei rifiuti: stiamo invece parlando tout court dell’economia del futuro».

Come ha anticipato a Varesenews, per la parlamentare Maria Chiara Gadda l’economia circolare oltre a un valore economico e ambientale ha anche un senso sociale: «La legge contro lo spreco alimentare vuole innanzitutto recuperare e redistribuire un prodotto prima che diventi un rifiuto. E per questo ci vuole una nuova cultura, che per esempio non confonda piu la data di scadenza con la data di utilizzo».

Una cultura però, su cui noi non siamo affatto arretrati: al contrario, siamo oltre rispetto alle locomotive d’Europa e alle eccellenze internazionali. «Rispetto alla Germania sul tema dei rifiuti siamo molto piu virtuosi dei tedeschi: penso solamente agli oli usati., che noi recuperiamo in maniera molto più consistente dei tedeschi – ha sottolineato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – Ma anche alla virtuosità di Milano, che ha dimostrato di fare in una città metropolitana una raccolta differenziata in grado di essere da modello mondiale, e infine ad alcuni brevetti italiani del settore, utilizzati a livello mondiale. Noi siamo meglio della Germania, in questo campo, siamo un modello per tutti. Solo, non sappiamo ancora fare sistema». Un vecchio difetto nazionale, che non riusciamo a perdere nemmeno in questo particolare campo l’eccellenza del Made in Italy.

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 02 dicembre 2016
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