Farioli scrive ad Antonelli:”Ferma i motori e rifletti”

Il due volte sindaco scrive al suo successore e mette in evidenza (di nuovo) la diversa visione di governo della città tra i due: "Non ragionare in base al diritto societario, la questione è politica"

consiglio comunale busto arsizio gigi farioli

In una lunga e accorata lettera l’ex-sindaco Gigi Farioli prova a fermare la decisione di Emanuele Antonelli: «Prima di vendere le quote bustocche di Sea confrontati».

Il tono della missiva è amichevole «mi rivolgo a te in nome dell’amicizia e della stima che da sempre ha animato e anima il nostro rapporto» – sottolinea il predecessore che conferma la sua volontà nel sostenerlo «a cui non vuole essere estranea la mia convinta adesione al progetto che ti vede Sindaco di Busto Arsizio».

Farioli sa bene che lo “stile” del suo successore è ben diverso da quello che ha caratterizzato i suoi 10 anni nell’ala nobile di Palazzo Gilardoni ma si dice «certo che tale scelta non potesse prescindere da un’analisi condivisa e strategica».

Il consigliere comunale non nasconde l’amarezza «nel prendere atto del silenzio assordante di tutti i leader delle Forze politiche e civiche di maggioranza e, in più, di un coro quasi unanime di critiche anche eccessive che tendono a fare della tua sperimentata professionalità più che un valore aggiunto un limite prospettico».

Tuttavia il sindaco emerito sottolinea come abbia «cercato di trovare dibattiti discussioni in Commissione o scelte consigliari che giustificassero tale eventuale dismissione. Non le ho trovate né come Delibere di Giunta né, men che meno, come Delibere di Consiglio».

Per questo ha deciso di scrivere una lettera per capire se ci sia ancora spazio per una riflessione che «trova conforto anche nella verificata non condivisione di tale scelta con chi , a differenza mia, oggi in Forza Italia locale e provinciale che copre ruoli di coordinamento e di responsabilità , né il Capo Gruppo, né il Capo Delegazione, né il Commissario, per di più incaricato delle Partecipazioni Comunali, affermano di essere stati coinvolti in un a scelta che non può certamente essere derubricata a semplice determina dirigenziale, né può essere svilita fuori da un contesto strategico e di visione».

Tenere un piede in Sea (diciamo anche il mignolo di un piede, ndr) per Farioli è sostenuto dal «ruolo fondamentale giocato nell’ultimo decennio, grazie alla consapevole scelta di difesa dell’aeroporto, non tanto e non solo come sedime, ma come leva di sviluppo nella realtà globale ha consentito che in questa cerniera con Milano la nostra amministrazione, il nostro consiglio, la nostra città siano stati centrali nel condizionamento dei collegamenti ferroviari, nella tutela degli interessi del mondo imprenditoriale, della Camera di Commercio e nella interlocuzione con Regione Lombardia e il Ministero dello Sviluppo e dei Trasporti».

Qui scatta la divisione tra il politico puro (Farioli) e il politico commercialista: «Non è in termini di diritto societario che pesa un’influente partecipazione dello 0.05 %, ma è in termini politici strategici e di cerniera, così come sono certo che tu il 20 settembre a Malpensafiere voglia rilanciare una centralità strategica per una nuova rivoluzione, in cui gli enti locali soprattutto lombardi facendo leva su un’alleanza strategica con la Regione e tutti gli altri enti territoriali e non, sappia riporre il meglio che Forza Italia e i suoi sindaci in questi anni, grazie anche al tuo supporto hanno rappresentato nei comuni in provincia in regione e a Milano città».

A sostegno della sua tesi cita anche la senatrice Erica Dadda «che in questi ultimi anni la posizione maggioritaria di centro destra su Malpensa, area metropolitana e cerniera di sviluppo, attorno e per l’aeroporto di Malpensa si è manifestata con un ruolo attivo anche di Forze momentaneamente all’opposizione, non si dimentichi l’incontro a Busto Arsizio con l’allora sindaco Pisapia organizzato dal PD locale con il sottoscritto relatore, da cui Pisapia uscì prendendo atto dell’impossibilità di considerare una città metropolitana con il proprio asset strategico infrastrutturale, isolato in un contesto colonizzato».

In questo contesto – conclude il due volte sindaco – dare degli avidi a chi potrebbe un domani ricordare che l’amministrazione di Busto Arsizio certamente di centro destra ha fatto la stessa scelta dismissiva di una Provincia guidata dal centro sinistra (un distinguo che ha già sottolineato il democratico Massimo Brugnone) e che oggi ha come elemento essenziale di sostegno un gruppo di sedicenti civici tra i quali un leader indiscusso e promotore dell’esperienza civica di Busto al Centro e ha avuto inequivocabili affermazioni in merito alla possibile uscita da SEA».

Il consiglio finale rivolto al sindaco è quello di riflettere prima di decidere: «Ferma i motori, fanne oggetto di un dibattito almeno consigliare anche in prospettiva dell’incontro del 20 settembre.
Questa scelta è cittadina ma non solo con effetti che si fermano ai confini dell’amministrazione. Questa scelta ha il dovere di essere in linea con una visione di Busto e del suo sviluppo che dimostri di fronte alle sempre più gravi e colpevoli politiche centraliste di governo, che gli enti locali non si piegano al quotidiano o all’agonia differita».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 29 agosto 2017
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