Una passeggiata ai Giardini estensi

Con Teresio Colombo alla scoperta degli alberi e dei monumenti del parco comunale

Casciago: i luoghi

Il giorno 15/11 mi sono recato ai giardini Estensi per raccogliere le ultime foto che aggiunte a quelle della scorsa settimana quando mi sono soffermato soprattutto sugli elementi settecenteschi della parte fra il palazzo e la cima del colle nota col nome di castellaccio, oggi esamineremo quella occidentale più marcatamente rispondente alla concezione romantica del giardino.

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All’inizio di questo pomeriggio soleggiato appena entrato dall’ingresso principale mi sono soffermato a vedere i ricordi delle persone che l’Amministrazione comunale ha ritenuto opportuno di portare a conoscenza dei visitatori del palazzo comunale come ad esempio quello dedicata a   Vincenzo Dandolo che esiliato a Varese propagandò la coltura della patata e del suo utilizzo come alimento  consentendo il superamento della grave crisi alimentare dei primi anni dell’800, al partigiano Comandante Claudio Macchi e successivamente Consigliere comunale per il suo contributo alla lotta contro il fascismo e poi nella ricostruzione della patria, alle persone colpite dalla restaurazione austriaca con incarcerazione e lavori forzati, a titolo esemplificativo riproduciamo la iscrizione riguardante Giuseppe Ossola di Caravate fucilato (01) perché nella sua abitazione venne trovata un’arma da fuoco. Mi porto sulla destra del carpineto dove troviamo un bell’abete del Caucaso (Abies nordmanniana) (02,03), il Cedro dell’Atlante var. glauca alberi conosciuti in Italia solo dalla II° metà dell’800; anche un Acero riccio (Acer platanoides) (04) il cui tronco appare con una corteccia poco fessurata e le foglie di un colore bruno; anche le aiuole con azalee e rododendri che richiedono un terreno acidulo sono una introduzione recente; una collinetta con sottostante laghetto (05,06) delimitato da strutture calcaree e ricco di vegetazione in parte non autoctona come l’aucuba e l’acero giapponese e altra senza dubbio autoctona o forse addirittura spontanea come la felce Polipodio comune, talvolta ho visto anche qualche pesce rosso, il bellissimo Ginkgo (Ginkgo biloba) (07,08) con le foglie a forma di ventaglio che assumono il luminoso colore giallo in autunno prima della caduta, è classificato come aghifoglia dai botanici che comunque lo ritengono  un fossile vivente giunto a noi perché da sempre coltivato per ornamento; la Quercia a foglie di castagno recentemente introdotta, il grande Faggio a foglia di felce (Fagus sylvatica x asplenifolia) (09,10) rimasto solo dopo il taglio del vicino del quale è ancora ben visibile il segno del taglio fatto per inserire l’innesto; il tutto in un’area libera per i giochi dei bimbi sono tutte novità introdotte nella II metà del XX° secolo dopo l’eliminazione delle voliere purtroppo senza un disegno complessivo della destinazione di questa parte di giardino che fortunatamente è la più vicina alla parte centrale della quale abbiamo parlato nell’articolo precedente, il peggio lo si vede nel rettangolo fra via Sacco e via Verdi che originariamente era il giardino che forniva al agli abitanti del Palazzo la frutta e la verdura, il Robbioni ne cambiò la destinazione costruendo una filanda, in epoca successiva i locali vennero adattati a scuola e nel seminterrato vennero allestiti i bagni pubblici solo in epoca recente venne costruita la palazzina della cultura  e sistemato a verde dalla biblioteca fino alla nuova costruzione dando vita anche ad un bellissimo roseto, purtroppo la parte posteriore è utilizzata come posteggio anche se le amministrazioni parlano di assoluta provvisorietà.

Terminata la visita di questa parte della zona, risalgo di circa un metro di altezza ritrovando un bel laghetto le cui acque sono alimentate da una cascata i cigni (11) che lo popolano tendono ad avvicinarsi a coloro che si avvicinano al recinto attendendosi che venga loro elargito del cibo mentre osservavo i cambiamenti che erano intervenuti nella grande vasca (12) originariamente creata per raccogliere l’acqua necessaria ad irrigare l’orto, anche la piccola isola è ricoperta da piante di Aucuba macchiata che a primavera creeranno un bellissimo contrasto con le azalee disposte intorno alla vasca, risalgo la collina attraverso un sentiero con tratti scalinati arrivo vicino al punto da cui sgorga l’acqua per la cascata accorgendomi che è vicina all’antica risorgiva da cui scaturiva il rivolo d’acqua che integrava quella raccolta  con la pioggia, anche vicino ai punti di immissione d’acqua spunta qualche foglia di Scolopendra comune.

Continuando a salire troviamo uno spazio in piano circondato da roveri e carpini  con una costruzione (13) che solo ricordando precedenti letture riusciamo a pensare che fosse nel 1765 e fino alla morte del duca avvenuta nell’estate del 1780 il locale dove si comandava la gestione del roccolo l’alberatura è stata rinnovata sia nel XIX°  che nel XX °secolo, anche la costruzione  è stata riattata sia dal Robbioni sia dall’attuale amministrazione la parte centrale del roccolo è stata utilizzata immettendo impianti sportivi. Saliamo ancora per qualche metro arrivando al termine del carpineto da cui ci attende un bel Tiglio nostrano (Tilia platyphyllos) (14,15), una serie di tassi ed un cespuglio di bambù (17,18) dove ci attende una bella e lunga balconata (16). che costituisce una notevole differenza rispetto alla precedente di dimensioni più piccole di cui si nota ancor oggi il pezzo di maggior sporgenza, la vista che si ottiene da questa balconata da cui si può ormai ammirare la parte del paesaggio che superi i tetti delle abitazioni. Qualche merito ci sarebbe anche ad illustrare la parte sottostante dove si nota il grosso impianto per ottenere energia elettrica dal sole, serre rinnovate, il tentativo di immettere nuove piante e, purtroppo, una altra enorme area di parcheggio.

Teresio Colombo

P.S.: la prossima settimana parleremo dei giardini di villa Mirabello

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Pubblicato il 21 Novembre 2017
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