I tetti in amianto vanno in pezzi. “E la mia nipotina vive lì accanto”
La denuncia di Virginio Riva sui capannoni ex Stere è stata raccolta anche da Striscia La Notizia. "Da anni tutto bloccato a causa di un fallimento"
Un grande complesso industriale in mezzo a una zona residenziale, con i tetti in amianto in pessime condizioni. Lastre “degradate”, spezzate dall’usura del tempo, precipitate nel cortile sottostante, frantumate in polvere. È la denuncia di Virginio Riva, che ha chiamato Striscia la Notizia per sollevare il caso della ex Stere di Cardano al Campo.
Virginio Riva è un affezionato lettore di VareseNews, che in passato ci ha segnalato e ha preso in carico diverse situazioni problematiche, a partire dal suo quartiere a Gallarate. Oggi però richiama la situazione a Cardano al Campo: «La mia nipotina abita a 100 metri da lì e va all’asilo poco distante» ci spiega.
Comprensibili le preoccupazioni, che Virginio ha già condiviso anche con l’amministrazione comunale di Cardano, con l’asilo Porraneo e con tante altre persone che con quel mastodontico complesso abbandonato sono costrette a convivere.
Il problema, però, è legato alla condizione giuridica del complesso, che sfugge anche al controllo del Comune: era di proprietà di una società che è stata dichiarata fallita e dunque ora il destino dell’area è legato strettamente alla procedura in tribunale- «È un’azienda fallita e da tantissimi anni è tutto bloccato: le aste vanno deserte. Ma intanto intorno si costruisce, c’è un asilo vicino, ma rimane il problema dell’amianto».

Lo stato delle coperture è stato documentato da Striscia La Notizia con un drone, che ha permesso di vedere da vicino le lastre spezzate e cadute nel cortile.
La ex Stere si trova in via Ferrazzi, una delle strade di accesso al centro della cittadina venendo da Gallarate. Dietro la palazzina che ancora oggi riporta il nome dell’azienda (ex maglificio) c’è una vasta zona di capannoni produttivi, coperti appunto in amianto.
La palazzina amministrativa e di uffici era stata anche oggetto nel 2010 di un tentativo di occupazione da parte dei ragazzi che si richiamavano al nome “collettivo Ultimi Mohicani” e che sollevavano appunto anche la questione degli immobili abbandonati. Oggi però la prospettiva è diversa: prima ancora di dare una destinazione diversa all’area, occorre mettere in sicurezza i tetti e garantire la salute degli abitanti.
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