I tifosi del Varese incontrano il sindaco. “Serve un progetto serio”

Oltre cento ultras e tifosi alla manifestazione a Palazzo Estense. Rimane l'incertezza sul futuro: come ripartire?

Tifosi Varese palazzo Estense

Poco biancorosso, molti volti scuri. C’è un clima di rabbia e di tristezza tra gli ultras e i tifosi del Varese Calcio, alle prese con l’ennesima crisi societaria che rischia di far precipitare – un’altra volta – la squadra verso il fallimento.

Come promesso nei giorni scorsi, i sostenitori della squadra biancorossa si sono ritrovati sabato. Appuntamento anticipato al mattino – per non sovrapporsi alla sfilata di Carnevale – ma risposta comunque significativa: un centinaio di tifosi e ultras si sono trovati prima in “presidio” ai Giardini Estensi, per poi salire lo scalone del Comune per andare a colloquio con il sindaco.

«Vogliamo sapere da lei come stanno le cose, ci siamo rotti di trovarci ogni due anni in questa situazione, nelle mani di questa gente» ha esordito il portavoce dei tifosi, che ha ricordato che i fan dei biancorossi si sono anche attivati per pagare la trasferta ad Arconate e il pranzo alla squadra, in mancanza di soldi della proprietà.

Tifosi Varese palazzo Estense

Alle richieste, ripetute, di chiarezza sulla situazione della squadra il sindaco Davide Galimberti, il vice Daniele Zanzi e l’assessore allo sport Dino De Simone non hanno potuto dare risposte certe. «Leggiamo anche noi dai giornali cosa sta succedendo» ha ribadito in un paio di occasioni Galimberti.

«Anche io ho le palle piene di vedere queste cose» ha aggiunto poi Daniele Zanzi, in sintonia con il linguaggio franco dei tifosi, che chiedono chiarezza. E la politica dice di aver fatto fin qui la sua parte (una funzione di mediazione, «come nel caso dell’acqua allo stadio») e soprattutto caldeggia una soluzione «che parte da una parola: serietà».

Dall’idea di una proprietà che offra garanzie, che dia solidità a «un progetto, si quello si deve puntare». Altrimenti il rischio – hanno concordato sindaco e tifosi – è di ritrovarsi nuovamente a gambe all’aria ogni due anni (o anche meno, qualcuno ha fatto notare).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2018
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