Il faggio di Villa Toeplitz
Sono pochi gli alberi che possono competere con il faggio quanto a maestosità, anche dopo la caduta delle foglie
Sono pochi gli alberi che possono competere con il faggio quanto a maestosità, anche dopo la caduta delle foglie. La leggiadria del suo tenero verde in primavera, l’ombra fornita dalla cima in estate e gli splendidi colori autunnali sono noti a tutti.
Il massimo della sua bellezza è raggiunto nelle faggete pure di origine naturale, che un tempo erano assai più frequenti di oggi, dopo secoli di deforestazione e di sfruttamento selvaggio del bosco. Nel caso del faggio, però, l’azione devastante dell’uomo può avvenire anche in forma indiretta, con la sola manomissione dell’habitat in cui questa specie è solita vivere. É un albero esigente e se l’essere umano intacca anche di poco le condizioni iniziali di una faggeta, questa può scomparire nell’arco di pochi anni.
Oggi il faggio riscuote grande successo nei grandi parchi e nei giardini, soprattutto in seguito al grande uso che se ne è fatto in epoca romantica e tardo-romantica, specialmente nelle sue varietà coltivate dall’uso, a foglia rossa (“purpurea” e simili), a foglia di felce (“asplenifolia”) o a portamento piangente (“pendula”).
Un magnifico esemplare a foglia rossa è radicato nel parco di Villa Toeplitz a Varese che con una superficie di circa sette ettari, fu acquistato dal Comune di Varese nel 1972.
Quando il faggio rosso è stato affidato alle cure degli esperti di Fito-Consult, presentava preoccupanti sintomi di decadimento e debolezza. La crescita dei germogli appariva rallentata e numeroso era il seccume presente in quota. L’albero si presentava in uno stato di salute estremamente compromesso e le cattive condizioni dell’esemplare erano confermate dall’estrema fragilità del legno sulle parti apicali e sulle cime.
Il faggio di Villa Toeplitz è stato sottoposto a interventi di rimonta dal seccume, all’accorciamento delle parti apicali, alla rimozione di intere branche. Gli interventi operati hanno avuto un duplice scopo: quello di valutare la capacità reattiva dell’albero e quello di ridurre lo stress meccanico di auto sostentamento. Nel tempo si procede a lavori di concimazione e di osservazione della ripresa vegetativa.
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