Ciao Gigi

Il direttore Marco Giovannelli ricorda Luigi Campiotti e la relazione con tutta la sua famiglia

varie varese

Ci sono due immagini di Gigi Campiotti che ricorderò per sempre. Una risale al Natale di tre anni fa quando lo incontrai per caso a Roma a casa di suo cognato Ettore Masina.

Quel tempo insieme era stato un dono, come spesso capitava quando ci vedevamo. Si poteva parlare per ore. Una passione per la vita, per l’impegno civile, per la solidarietà. Gigi era uno che non le mandava a dire e infatti durò poco come difensore civico al Comune di Varese. Non prendeva ordini. Era un uomo di altri tempi che faceva della coerenza un valore assoluto. Curioso e capace di stare dentro nel tempo guardando alla contemporaneità con coraggio e non con lo sguardo di chi pensa che “era meglio ai miei tempi”.

La seconda immagine è di qualche tempo dopo, fuori dalla chiesa di Casciago, ai funerali di sua moglie Marisa. Lui era un omone, tutto di un pezzo, forte, solido, tenace. Quel pomeriggio si era sciolto. Un dolore che lo faceva piegare in due e che cercava di contrastare, ma senza nascondere per nulla la tenerezza che traspariva in ogni istante.

Gigi Campiotti era un uomo autentico. Un combattente per la legalità la cui non violenza si coniugava in ogni caso con un carattere irruento e deciso. Amava parlare, ma ancor di più fare, impegnarsi per i progetti in cui credeva.

Sono quasi quaranta anni esatti che vivo a Varese, e la famiglia Campiotti è stata da subito uno dei miei punti di riferimento. Ho avuto l’immensa fortuna di aver avuto Ettore Masina come uno dei maestri della mia gioventù. Da lui ho imparato l’importanza della coerenza tra gli ideali forti e la prassi quotidiana. Era parte di quelli che con disprezzo vengono definiti cattocomunisti, perché serve sempre una etichetta per tutto e per tirar su muri. Grazie a Ettore ho potuto frequentare gran parte di quelle splendide famiglie che tanto hanno fatto e fanno per rendere migliore la vita.

Da Marta con la sua attività di ostetrica, a Giacomo nel mondo del cinema, a Chiara e Maria con il loro impegno per la scuola, a Veronica con la passione per la musica. La bellezza di quelle famiglie non si ferma a loro cinque figli, ma anche ai relativi coniugi e a tutti i loro figli.

Gigi è stato un uomo fortunato perché non è scontato avere una famiglia così piena di valori e affetto. Una fortuna figlia del suo impegno e di quello di sua moglie Marisa.

Mi mancherà, anche se il suo ricordo e la sua figura mi accompagneranno per sempre, perché quell’energia che trasmetteva resta forte e con l’età che avanzava non era cambiata rispetto alla prima volta che lo avevo incontrato.

Ha voluto bene al nostro giornale, anche se non risparmiava di criticarci ogni volta che non ne condivideva qualcosa. Varese perde un uomo di grande valore.

Ciao Gigi e grazie per tante emozioni che mi accompagneranno pensandoti.

 

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Marco Giovannelli
marco@varesenews.it

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Pubblicato il 09 Giugno 2018
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