Rapine ai distributori in Svizzera, sei arresti

La mente del gruppo composta da due calabresi e un campano. 40 mila euro il bottino. Fondamentale la collaborazione tra forze di polizia italiane e svizzere

Taglierino e casco, scende dallo scooter e dice alla commessa svizzera: “Dammi tutto quello che hai”. Poi via, verso il confine dove ad attenderlo c’erano i complici.

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Così in diverse occasioni per depredare distributori Eni e Piccadilly soprattutto nella zona di Ligornetto, a poca distanza dal confine di Stato.

Ma i malviventi non avevano fatto i conti con la Squadra mobile della Polizia di Stato di Varese coordinata dal commissario capo Maurizio Greco che ha messo i suoi uomini al lavoro e ha fatto scattare le manette nell’operazione “Linea di confine”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Varese.

Due le persone finite in carcere in Svizzera, altre quattro ai Miogni con l’accusa di rapina aggravata, porto abusivo di armi e ricettazione: per i colpi venivano utilizzate anche auto e moto risultate essere rubate.

Tutto ha inizio il 16 marzo 2017 con una rapina aggravata presso distributore Piccadilly di Ligornetto, cui segue un episodio analogo il 29 dello stesso mese all’Eni di Ligornetto, sempre in Svizzera.

Ancora una tentata rapina il 22 aprile al valico di Marcetto e poi il punto di svolta: l’errore del 9 maggio 2017 con la rapina aggravata sempre presso distributore Eni di Ligornetto. Qui le telecamere e la capacità investigativa potenziata grazie all’impegno della Polizia locale del Monte Orsa hanno permesso di risalire all’auto civetta, e scoprire così la banda.

Erano organizzati logisticamente da due calabresi e da un campano che si occupava del reclutamento degli esecutori materiali dei colpi (sebbene in alcune occasioni anche i “manager” delle rapine si mettessero alla guida, in assenza di conducenti delle auto pulite e già in Italia); sono L.F. di 56 anni e L.N.F., 29, padre e figlio calabresi e un campano L.G., 48 anni, criminali con precedenti ma fuori dai giri grossi della criminalità organizzata.

Viene contestato anche l’ultimo colpo, avvenuto il 24 luglio 2017: sempre rapina aggravata presso il distributore Eni di Ligornetto.

Sono tuttora al vaglio le posizioni degli arrestati anche per chiarire alcuni aspetti dei fatti, per esempio se vi sia o meno l’estorsione nei confronti del proprietario di un veicolo utilizzato per l’agire della banda.

Risulta indagata anche una donna che avrebbe prestato la propria auto volontariamente per le sortite oltre confine che nel complesso avevano fruttato al gruppo circa 40 mila tra franchi ed euro.

Fondamentale per la soluzione dei casi è stata la collaborazione tra forze dell’ordine grazie al Centro di cooperazione della Polizia doganale di Chiasso.

L’origine delle tre persone accusate di essere gli organizzatori non ha per ora evidenziato legami con la criminalità organizzata.

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Pubblicato il 11 giugno 2018
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