Bus e ritardi, le tante rabbie della Luino-Gallarate

Ci sono le corse del mattino saltate per i guasti, ma a preoccupare gli amministratori anche il disservizio per i turisti

Avarie

Sulla Luino-Gallarate, che poi è la “Svizzera-Milano” viaggiano tante forme di rabbia. C’è quella della mattina presto che si sveglia tra i messaggi letti sugli smartphone che annunciano di corse perse e soppresse, e delle parolacce sbiascicate a bassa voce e a volte mandate nel calderone dei social.

Esiste però anche un’altra rabbia, che si sublima nelle parole dei tanti amministratori coinvolti, in primis il sindaco di Luino Andrea Pellicini che in queste ore ha fatto sapere la sua linea rispetto alle condizioni della tratta ferroviaria.

A nord del piccolo capoluogo di lago, anche Fabio Passera, sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca non usa parole tenere per descrivere la gestione della ferrovia: «Credo che l’impatto diretto della linea sul turismo sia marginale. È da combattere piuttosto l’idea di una linea con problemi che invece di essere presi di petto vengono affrontati con cure palliative, facendo passare fra gli utenti l’idea che la linea non migliorerà. Mi spiego meglio: se ci avessero detto di stringere i denti ma che alla fine avremmo beneficiato di un miglioramento, saremmo stati certamente in grado di affrontare con spirito diverso la situazione».

«Ma l’impressione – continua Passera – è che la Regione non abbia una strategia e che non l’abbia spiegata. Gli amministratori locali sono schiacciati da critiche e preoccupazioni continue legate dall’arrivo di Alptransit, ma quasi non ci si rende conto che sta avvenendo un passaggio più grave legato alla morte del trasporto passeggeri che tocca in prima battuta Luino – su cui condivido le parole del sindaco Pellicini – , ma anche gli altri paesi attraversati dai binari».

Anche Adriano Giacobazzi, sindaco di Porto Valtravaglia, si lamenta. E ha due proposte per la linea, una dedicata ai suoi concittadini, l’altra a chi viene a villeggiare sul lago. Per questi ultimi la ricetta sarebbe drastica: «Sospendere il traffico ferroviario merci nel fine settimana: è impensabile che chi sceglie il lago per farsi le vacanze debba sorbirsi 100 treni al giorno. I cartelli “vendesi” sulle case vicine alla linea, oramai non si contano più».

E per i residenti? «L’altro giorno è arrivato un questionario da un’associazione che studia il sistema ferroviario e chiedevano quali fossero le proposte da rilanciare. Io ho risposto così – conclude Giacobazzi – : ho chiesto barriere anti rumore, anche quelle basse; sicurezza delle merci (mantenere la bassa velocità); sorveglianza delle gallerie e per la popolazione. Ma anche un contributo economico per il “cappotto insonorizzante” delle case o per l’installazione dei doppi vetri, e ancora per evitare lo scivolamento delle tegole: tutte cose che in Svizzera sono previste, ma che in Italia ci scordiamo: perché?».

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Pubblicato il 14 novembre 2018
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