Colletta alimentare: sabato solidale nei supermercati

Sabato 24 novembre si svolgerà la tradizionale raccolta benefica. Nel 2017 in Lombardia raccolte 830 tonnellate grazie alle 'Reti virtuose contro lo spreco alimentare'

Colletta alimentare 2017

Sono 830 le tonnellate di alimenti invenduti dalla Grande distribuzione organizzata donati in un anno per un valore netto recuperato di 6 milioni di euro. E 1,661 milioni i pasti serviti. 

Questi i risultati del progetto ‘Reti virtuose contro lo spreco alimentare’, voluto nel 2017 dalla Regione Lombardia e Fondazione Lombardia per l’Ambiente, con il coordinamento scientifico dell’Università Cattolica e il coinvolgimento di 17 comuni e riportati nell’approfondimento di questa settimana di #LombardiaSpeciale, www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it

Numeri che acquistano un significato ancora più importante alla vigilia della 22a Giornata della Colletta alimentare, che si svolgerà sabato prossimo, 24 novembre, in tutti i supermercati d’Italia. 

DAL 2006 IN LOMBARDIA LEGGI PER RECUPERO CIBO – “Già dal 2006 – ha commentato l’assessore regionale alle Politiche
sociali, abitative e Disabilità, Stefano Bolognini – la Regione Lombardia si è dotata di leggi per il recupero e la distribuzione dei prodotti alimentari in eccedenza e per il riconoscimento e la tutela del diritto al cibo, con due intenti primari: l’inserimento della tematica specifica nelle scuole e la devoluzione degli alimenti invenduti a fini sociali, con l’obiettivo più ampio di ridurre gli sprechi alimentari del 50 per cento entro il 2025. Lotta allo spreco, oltre che recupero di eccedenze da distribuire alle sempre più numerose persone che versano in uno stato di povertà, significa anche promozione di una corretta cultura della nutrizione, tutela dell’ambiente e riduzione dei rifiuti”.

DA QUEST’ANNO POSSIBILE DONARE ANCHE ONLINE – “Proprio per questo – ha aggiunto Bolognini – invito tutti coloro che sabato, in occasione della ‘Colletta Alimentare’, non potranno fisicamente recarsi a fare la spesa per chi ne ha più bisogno, a farla online nei numerosissimi punti vendita che hanno aderito a questa iniziativa. In Lombardia saranno 36.000 i volontari coinvolti in 1.920 super e ipermercati“. 

RETI VIRTUOSE – Il progetto di Regione Lombardia ‘Reti virtuose contro lo spreco alimentare’, esempio di economia circolare, s’inserisce nell’ambito dei ‘Sustainable Development Goals’ dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite, che ha reso la riduzione degli sprechi alimentari una consolidata strategia europea, nazionale e regionale. Parte di questa strategia, appunto, passa per le donazioni di prodotti invenduti nelle catene industriali e di Gdo, veicolate alle persone indigenti attraverso il sistema delle onlus e del non-profit sociale.

I NUMERI – I numeri, in un’analisi dei costi-benefici (compresi quelli ambientali e sociali) condotta dall’Università Cattolica, fanno ben sperare: nei 12 mesi del progetto sono state donate 830,5 tonnellate di alimenti, per una media mensile di 69,2 tonnellate. 

Di questo ammontare complessivo, circa la metà (435 tonnellate) sono state raccolte dal Banco Alimentare della Lombardia presso l’ortomercato di Milano. Si tratta di circa 1.661.000 pasti, con una riduzione di rifiuti di 1.719 tonnellate di CO2, 311 kg di particolato fine, sette milioni di ettolitri acqua, 585 ettari di terra risparmiati. Aspetto, quest’ultimo, di non poco conto, se si considera che in Italia la percentuale di suolo artificializzato, secondo i dati dell’Ispra, ha raggiunto in media il 7,6 per cento nel 2016 (in Lombardia è al 12,9 per cento) e che, tra il 2012 e il 2015, la velocità del consumo di suolo agricolo e naturale in Italia è stata di circa 35 ettari al giorno, pari a 128 chilometri quadrati l’anno, con scenari preoccupanti per il 2050. 

PROGETTO ‘RETI’ ED EFFETTO ‘MOLTIPLICATORE’ – Tornando al progetto Reti, il recupero di alimenti realizzato nel primo anno di vita può quantificarsi in 2,7 milioni di euro (valore commerciale), ma, considerando il reale per i destinatari finali, stimato dalla Caritas Ambrosiana, si sale a 4,2 milioni, fino ad arrivare a 6 milioni di euro, e cioè da 1,5 volte a 2,2 volte il valore commerciale nominale. Tale “moltiplicatore” di valore individuale, in base ai dati del progetto, può arrivare anche a 21 volte. In pratica, un pasto del valore nominale di 5 euro può “valere” 105 euro per chi non ha da mangiare.

Innescando così un circolo virtuoso per cui ciò che per la Grande distribuzione non vale nulla, grazie al lavoro del non-profit, acquista un valore sociale misurabile multiplo del valore commerciale. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 Novembre 2018
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