Dopo le dimissioni Cecchi è al centro della discussione politica

L'annuncio delle dimissioni dell'assessore alla cultura Roberto Cecchi, arrivato in conclusione del consiglio comunale del 10 giugno, è stato a sorpresa: i commenti di chi gli è stato vicino in questi anni

Roberto Cecchi generiche

L’annuncio delle dimissioni dell’assessore alla cultura Roberto Cecchi, arrivato in conclusione del consiglio comunale del 10 giugno, è arrivata a sorpresa, ed è stata salutata da un applauso di ringraziamento al professore fiorentino che si è trasferito, armi e bagagli, a Varese con l’intento di cambiare “l’aria culturale” in città.

Ma quali sono stati i commenti a questa decisione, giunta come un fulmine a ciel sereno? Ecco alcuni dei commenti tra chi lo ha frequentato, come amministratore e politico.

I PRIMI COMMENTI A CALDO

Tra i commenti a caldo dei consiglieri, quello di Marco Pinti, consigliere comunale della Lega e membro della commissione cultura  che l’ha più volte pungolato su diversi argomenti è stato tra i più curiosi: dopo aver urlato un “No! Non cosi!” appena l’assessore ha pronunciato la parola “dimissioni”, è stato il primo a intervenire: «Ci mancherà, anche se si è mosso come un’esploratore amazzonico nella cultura di Varese, troppo spesso lasciato solo dai suoi compagni di avventura nei momenti più difficili».

«È stato un applauso unanime, ma strano, quello che gli abbiamo attribuito. Ci hai colto di sorpresa con questa decisione – ha aggiunto Francesco Spatola, neo presidente della Commissione Cultura – Credo che l’amministrazione Galimberti abbia fatto di tutto per sostenerlo, perché credeva nella centralità della azione politica. C’era una aspettativa elevata che hai cercato con grande generosità di onorare. Purtroppo questa città non riesce a guardare oltre se stessa: Varese Natura (il grande libro sulla cultura e turismo scritto con i varesini) è stato un grande progetto, per andare oltre Varese, e di questo ti ringrazio di cuore, un dono che ci hai fato  e cercheremo di conservare»

«Non sono d’accordo sulla descrizione dei varesini che fa Spatola, ma di certo devo dire una cosa: ho mostrato grandi perplessità sulla mostra di Guttuso, ma ho dovuto ricredermi, perchè è veramente meravigliosa – ha commentato Rinaldo Ballerio – Spero e immagino che le motivazioni non siano solo personali: in ogni caso ti ringrazio per tutto quello che hai fatto»

«Non posso che ringraziare l’assessore Cecchi – ha concluso il presidente del consiglio comunale Stefano Malerba – Credo che questa sia una sconfitta per tutta Varese, perchè da questo villaggio di Asterix facciamo un po’ fa fatica ad uscire. Cecchi ha portato un’idea di cultura importante e con una visione piu ampia e piu larga di quella che a questa città appartiene».

I COMMENTI DEL GIORNO DOPO

Una notizia che ha ha visto molte reazioni immediate, ma ha lasciato senza parole altrettanti, che avevano ben motivo di parlare. E che hanno potuto fare commenti più meditati e approfonditi, passata la prima notte senza l’assessore alla cultura.

«Non conosco le motivazioni delle dimissioni dell’Assessore Cecchi, cui va il mio saluto – ha commentato Simone Longhini, che ha rivestito la sua carica giusto prima di lui e ora è il consigliere delegato alla cultura per la Provincia di Varese –  però bisogna ricordare che meno di un anno fa le aveva già presentate per i continui contrasti e litigi all’interno della Giunta. Mi auguro che chi arriverà recuperi i rapporti quotidiani venuto completamente a mancare in questi anni. Sono poi da risolvere questioni ancora aperte come la chiarezza sui costi e le modalità dell’operazione Guttuso, la sede da trovare per il centro studi preistorici sfrattato da Villa Mirabelllo e il futuro incerto di Nature Urbane».

«Le dimissioni dell’assessore Roberto Cecchi sono una perdita grave per una città da svariati decenni periferica e impoverita  – Così commenta Valerio Crugnola, consigliere della lista Galimberti che aveva nel tempo conosciuto e maturato una affinità elettiva con l’assessore – Osteggiato fin dal principio da una schiera di invidiosi, iracondi, superbi, golosi, eterni aspiranti frustrati e badilanti che da Bizzozzero non sono mai discesi a Lozza per gettare uno sguardo sul mondo, Cecchi ha dovuto fare i conti con due gravose eredità di partenza: la scarsità di risorse e i motori a bassa cilindrata degli apparati. Bollato come “forestiero” e “straniero”, ha tratto il suo valore dalla sua terzietà, dalla sua estraneità alle logiche mediocri della politica, dal suo guardare con weberiana laicità il mondo essendone esperto, dalla sua autonomia, competenza e capacità di visione. Per questo impegno e per il solco tracciato anche se incompiuto, dobbiamo all’assessore Cecchi grande gratitudine, senza retorica e senza infingimenti. Nei limiti del possibile, e nel ringraziarlo per la buona relazione che abbiamo intrattenuto, sono vicino a Roberto in questo momento difficile sul piano strettamente personale».

Una reazione arriva anche dal vicesindaco Daniele Zanzi con cui i rapporti sono stati, oggettivamente, tempestosi: «Mi spiace che lasci per problemi personali – commenta il vicesindaco – che spero possa risolvere al meglio».

E ORA CHE SUCCEDERA’?

A poche ore dalle dimissioni, c’è già grande attenzione a chi ne raccoglierà l’eredità: su Facebook girano già diversi nomi, il primo dei quali è il da poco dimessosi presidente della commissione Cultura Enzo Laforgia: ma non mancano figure tecniche, da personaggi dell’arte e della cultura all’ipotesi di un architetto. Dopo un assessore così tecnico, però, l’impressione è che al secondo turno venga fatto il nome di un politico: ma chi viene interpellato direttamente si limita a tratteggiare solo un profilo, del sostituto ideale.

Longhini, per esempio, non azzarda ma traccia un profilo del possibile candidato: «Mi auguro che chi arriverà recuperi il rapporto concreto e quotidiano con le associazioni culturali del territorio, venuto completamente a mancare in questi anni»

Per Crugnola invece la direzione è chiara: «La scelta successoria dovrebbe ricalcare il suo alto profilo. Cecchi è riuscito a varare il grande progetto di Nature Urbane, che senza di lui potrebbe dequalificarsi e ridursi a poca cosa, e a costruire significative collaborazioni, in prima istanza quella con il FAI, che non certo per sua colpa non ha prodotto i grandi risultati già a portata di mano e svaniti per piccineria».

Per ora, l’unica cosa certa è che dalle dimissioni di Cecchi la delega della Cultura è in capo direttamente al sindaco Davide Galimberti.

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 11 giugno 2019
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