Una nuova casa per il più giovane maniscalco

Sergio Bertocchi ha 22 anni ed è il più giovane artigiano che tramanda l’antica tradizione. È vicina la quadra per fargli gestire l’attività didattica nel Maglio di Ghirla

Il più giovane maniscalco d\'Italia

Le pale mosse dall’acqua che fanno girare gli ingranaggi delle mole ancora in grado di affilare le lame, i colpi del martello contro il metallo rovente forgiato col fuoco e la sola forza dei muscoli: rumori e ambienti di un tempo che sono invece la casa del più giovane maniscalco d’Italia.

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Sergio Bertocchi è oramai l’anima del Maglio di Ghirla, opificio secolare che sorge sulle rive del Margorabbia, a un passo dal “Ghetto” raccolto e pittoresco borgo nel borgo, a Ghirla, frazione di Valganna.

Le sorti di questo edificio di proprietà della Comunità montana (è quella del Piambello) potrebbero presto essere legate agli occhi chiari e ai biondi capelli di Sergio che di casa sta a Montegrino Valtravaglia e di tanto in tanto già oggi la domenica mattina apre il portone in legno ai visitatori, spesso giovanissimi e che a comitive vengono fin qui per guardare ma soprattutto imparare un pezzetto di storia dell’artigianato, di quando la forza dell’animale era tutto per lavorare la terra e muoversi o trasportare. E l’animale, che in questo caso è il cavallo, doveva camminare comodo: ecco il lavoro del maniscalco.

Un’idea, quella di far gestire il Maglio in maniera più strutturata a questo giovane, che è stata brevemente illustrata questa mattina dal neoeletto presidente della Comunità Montana, Paolo Sartorio (nomina fresca di assemblea, ieri sera, con ampia maggioranza) nel corso del “tour” lungo la Via Francisca del Lucomagno, un percorso di fede che passa proprio da qui: «L’idea è di riportare il Maglio in uso a scopo didattico, per visite ma non solo», ha spiegato Sartorio. «Abbiamo con noi un giovanissimo ragazzo di Montegrino, Sergio Bertocchi, il più giovane maniscalco in Italia. L’abbiamo rimesso in funzione, ora dobbiamo farlo funzionare!».

Il diretto interessato, naturalmente, non aspetta altro. Del resto questo luogo, oltre a trasmettere grande fascino e suggestione di quell’antico rapporto che lega l’uomo al metallo, ma anche all’animale, non si presta solo a diventare “museo” bensì a proseguire l’antica arte di fabbricare: qui si trova ogni angolo adatto a realizzare i ferri del cavallo.

Allora la prima cosa da fare è attivare il grande mantice che alimenta il fuoco di carbone capace di arrivare nel giro di una decina di minuti a oltre mille gradi, e per questo ci vuole attenzione nel maneggiare questi ferri roventi, perché il calore è così forte da poter addirittura fonderli se si lasciano troppo sul fuoco. Poi il lavoro parte. Sergio, che ha compiuto 22 anni da pochi giorni, si è formato in una scuola a Pavia e ora lavora un po’ in tutta Italia, soprattutto in Veneto e Toscana, ma il suo sogno è di avere un posto tutto suo, una “base” – proprio come il Maglio – per poter lavorare e insegnare.
«È un lavoro duro dove non ci sono sabati e domeniche e l’obiettivo principale sta nell’amare l’animale, nel mettersi al suo servizio perché alla fine l’unico giudice del buon lavoro fatto è solo e soltanto il cavallo» spiega Sergio, che proviene da una famiglia di allevatori nella zona e che i cavalli li tiene a Cassano Valcuvia.

Il più giovane maniscalco d\'Italia

Il cavallo arriva e lui è lì pronto a coccolarlo, a entrare in sintonia. Poi gli prende una zampa con la delicatezza di un principe con la sua cenerentola e comincia a misurare, poi a piallare e tagliare l’unghia per l’operazione del “pareggio” mentre l’animale si lascia fare: non un nitrito, non uno scarto di lato.

Quando il lavoro sul “piede” è fatto si passa alla realizzazione del ferro su misura: col flessibile si prende il metallo necessario da un’asta e lo si comincia a modellare non appena il caldo del forno lo lascia di colore arancione vivo: colpi di martello in successione fino alla piega grossolana e poi la misurazione al millimetro con un apposito metro, anch’esso in metallo. Due, tre martellate e una misura, poi due colpi, poi uno e il ferro è fatto: un tuffo nell’acqua per la forgia ed è pronto per essere montato sulla bestia.
Ma quanto costa ferrare un cavallo?

Il più giovane maniscalco d\'Italia

«Il prezzo varia a seconda del materiale usato – spiega Sergio – . Io parto da 90 euro, ma c’è anche chi lavora per meno. Il punto è che per fare questo lavoro devi essere preparato e aggiornato in continuazione. Ci sono chiaramente clienti che pretendono i ferri in alluminio, oppure che vogliono una resina particolare per il cavallo. In quel caso ferrare può volte dire anche spendere 400 o 500 euro».

Poi Sergio alza gli occhi e con un sorriso si corregge: «Anzi, mettiamola così: una buona ferratura non ha prezzo».

MAGLIO DI GHIRLA
La storia del maglio affonda le proprie radici nel XVIII secolo quando Mastro Ludovico Parietti decise di acquistare l’edificio per assicurare ai suoi tre figli un impiego nel settore della forgiatura. Con la forgiatura del ferro incandescente si potevano realizzare manufatti utili in campo edile, agricolo e meccanico, adatti ai più svariati usi, ma non ricevendo l’apporto sperato dai figli, il Mastro fu costretto ad affittare il maglio fino al 1791, anno in cui l’attività venne definitivamente ceduta alla famiglia Pavoni. Ancora nel 1813 il maglio Pavoni contava una decina di operai e 220 quintali di lavorato annuali, ma la longevità di questa attività si sarebbe dimostrata ben più tenace: per due secoli esatti, fino al 1991 il maglio fu mantenuto vivo dai Pavoni. Dal 1996 l’edificio è di proprietà della Comunità Montana del Piambello che si è impegnata nel recupero, nel restauro e nella manutenzione di questa importante testimonianza locale di archeologia industriale.
(fonte: Fai – Fondo ambiente italiano)

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 30 luglio 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    il maniscalco fa parte dei mestieri antichi che sono scomparsi,negli ippodromi i bravi e rarissimi maniscalchi vengono cercati come oro e pagati profumatamente per il prezioso lavoro che svolgono,è un mestiere che richiede tantissima esperienza e talento. I nostri giovani dovrebbero ricominciare ad imparare le vecchie arti che purtroppo si sono perse,sono lavori che danno tantissime sodddisfazioni…comprese quelle economiche.

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