Chicco Evani si racconta in libreria: “Mi sono tolto la corazza”

Con "Non chiamatemi Bubu" il campione del Milan di Arrigo Sacchi racconta le sue partite, ma soprattutto la sua vita. Una carriera lunghissima, gli amici che porta nel cuore, la famiglia e molto altro

chicco evani ubik busto arsizio

Serata partecipata quella vissuta ieri sera, giovedì, all’interno della libreria Ubik di piazza San Giovanni a Busto Arsizio grazie alla presenza di Alberico “Chicco” Evani per la presentazione del suo libro “Non chiamatemi Bubu”.

Nella serata di ieri, dopo una visita lampo allo stadio Speroni, casa della Pro Patria, il campione rossonero si è spostato alla libreria Ubik, nel centro di Busto Arsizio, per lui seconda casa ai tempi in cui abitava a Gallarate insieme al compagno di squadra Sergio Battistini, per essere intervistato dal giornalista bustocco Francesco Inguscio.

L’evento si è aperto con i ringraziamenti del consigliere comunale ed organizzatore Alessandro Albani al campione rossonero, alla giornalista Lucilla Granata e a Ubik che hanno accettato l’invito. Il consigliere comunale ha accolto Chicco con le parole di un amico che lo ha avuto come allenatore: «Sono cresciuto a livello calcistico, ma soprattutto mi ha fatto crescere come uomo». «Questa considerazione – dice Albani – è sufficiente per capire quanto Chicco sia umano prima di essere un grandissimo personaggio nel mondo del calcio».
Alla presentazione del libro erano presenti ancheappartenenti ai Milan club della zona: Lo storico di Busto Arsizio, fondato nel 1963 e ora presieduto da Antonello Castiglioni e il Milan club Rino Gattuso, il cui presidente è Elia Scala.

Il campione, oggi assistente di Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale italiana, è ricordato soprattutto per il gol decisivo che ha consegnato ai rossoneri la coppa Intercontinentale nell’89, ma di partite ne ha fatte tante e tante altre nella vita.

chicco evani ubik busto arsizio
(foto di Pietro Colnago)

Si tratta di un libro, edito da Mondadori e scritto in collaborazione con Lucilla Granata, che racconta una carriera lunghissima, due gol decisivi in finale di Champions, ma non evita i lati oscuri: «Basta andare su Wikipedia per sapere cosa ho fatto a livello calcistico, per il resto sono sempre stato riservato, per questo il libro è per me un diario. – spiega Chicco – Ho perso due amici tra cui Andrea Pazzagli, che non era solo bravo nel calcio, era proprio un artista. Da lì mi si è smosso qualcosa dentro e in un pranzo con Lucilla è nata l’idea di togliere la corazza partendo da dei miei pensieri che avevo buttato giù in qualche riga».

Il titolo della biografia non poteva che derivare da quel soprannome che gli è stato dato da ragazzo e che non gli è mai piaciuto troppo: «Pensavo che come mi era stato messo poi mi sarebbe stato tolto e invece ancora oggi me lo porto dietro. Per quanto riguarda invece “Chicco San”, è una fortuna essere identificato con quel gol anche se non ho fatto solo quella partita, ma da quel riconoscimento capisco quanto è stato importante per i tifosi portare a casa quella coppa, la coppa Intercontinentale».

Osservando il calcio di oggi, Chicco fa riferimento ai valori che gli sono stati tramandati e a quel calcio di una volta a cui bisogna tornare: «Oggi è diventato principalmente un business, coi compensi si esagera e soprattutto si fa pensare ad alcuni giocatori di essere già arrivati perché li si riempie di soldi. Bisogna tornare al passato. Inoltre – continua Chicco – è fondamentale la figura dei genitori. Si sono un po’ persi i valori nel corso del tempo forse perché non c’è forza nella famiglia, nella scuola e di conseguenza sotto certi aspetti gli allenatori si trovano a educare».

Sul Milan di Sacchi, con cui ha avuto un iniziale rapporto controverso per poi arrivare ad un forte legame, Chicco ammette: «Ha cambiato il calcio, la sua è ritenuta la miglior squadra di tutti i tempi non a caso. Ci sono molte squadre che hanno vinto anche di più, ma dipende dal modo, determinante è l’allenatore che dà il gioco e Sacchi è stato bravo».

E a proposito del ritorno in campo di Ancelotti e di Sarri, Chicco è ottimista per il futuro: «Abbiamo allenatori italiani molto preparati rispetto a quelli stranieri, soprattutto a livello tattico. Sicuramente quest’anno la Juve non vincerà facile come gli ultimi anni, sarà una lotta come è bello che sia un campionato».

Lucilla Granata, da donna, giornalista e amante dello sport si esprime su due questioni controverse: Il calcio unicamente maschile e l’importanza di San Siro. «Quando ho iniziato io a lavorare nel campo giornalistico c’erano poche ragazze, ora il pregiudizio persiste, ma sono molte di più le giovani che si buttano in questo campo. Tutto sarà più bello quando si riuscirà a fare il salto culturale nel trattarle come professioniste». Per quanto riguarda invece l’abbattimento di San siro «è molto più di uno stadio di calcio, a livello emotivo ed emozionale oltre che a livello funzionale. Capisco le esigenze del mercato e del calcio moderno, è necessario uno stadio moderno, opporsi a questo vorrebbe dire non stare al passo coi tempi, ma non è assolutamente da abbattere».

Dopo averci svelato un po’ di lui, dei suoi figli e dei suoi tatuaggi, a cui ne manca uno che forse sarà la celebre frase “La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri” ha chiuso la serata rivelando che il sogno, oggi, è quello di fare una bella figura agli europei con la Nazionale: «Cercherò di impegnarmi al massimo per gli europei, per il resto sono già stato ricompensato nella vita».

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Pubblicato il 13 settembre 2019
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