Dall’Italia ai kibbutz d’Israele, la storia dei bambini di Sciesopoli diventa un museo

Inaugurato nella Bergamasca lo spazio espositivo dedicato alla colonia che ospitò i piccoli sopravvissuti alle persecuzioni in Europa. Nella storia entra anche il viaggio di Giovanni Bloisi, il "ciclista della memoria" da Varano Borghi

Inaugurazione museo Sciesopoli Selvino

Dagli orrori della persecuzione e della Shoah ad una nuova vita, nei kibbutz d’Israele, passando per le valli bergamasche. È la storia – dolorosa ma piena di speranza – raccontata dal museo di Sciesopoli, inaugurato domenica a Selvino, nella Bergamasca.

Una storia a cui ha contribuito anche Giovanni Bloisi, il “ciclista della memoria” di Varano Borghi, che nel 2017 ha percorso la strada tra Sciesopoli e il kibbutz di Zeelim dove trovarono nuova casa alcuni dei bimbi ebrei passati da Selvino.

«Con grande sorpresa ho scoperto che in un pannello ci sono anche io, racconta del mio viaggio in Israele a trovare questi bambini» spiega oggi Bloisi. Il viaggio aveva toccato anche diverse località italiane, sede di campi di internamento, testimonianza della persecuzione attuata anche in Italia (con zelo, anche prima che ci si mettessero i nazisti).

Inaugurazione museo Sciesopoli Selvino

«Che dire sono partito dal sud nel 1963 con la valigia di cartone con la mia famiglia , oggi sono finito in un museo della memoria il quale sarà inserito nel circuito di tutti i musei lombardi» racconta con orgoglio Bloisi, che nel 2019 ha seguito le tracce dei soldati italiani inviati loro malgrado dal fascismo a invadere l’allora Unione Sovietica.

Inaugurazione museo Sciesopoli Selvino

Ospitato nella sala Purito del municipio di Selvino, il museo dedicato a Sciesopoli sarà aperto in settimana su richiesta per scopi didattici, ogni prima domenica del mese per tutti e, con un congruo anticipo, si potranno prenotare visite guidate.«Consentitemi di regalare il nostro cuore a Liliana Segre innanzitutto e a tutte quelle donne che nell’Olocausto non richiesto, nel loro sacrificio, ogni giorno vengono assassinate: che siano in Cecenia, in Siria, a casa, magari davanti ai loro figli: è a loro che dobbiamo dedicare il lavoro di questo museo saldandoci, solo con le donne, tra comunità e cultura» ha detto il direttore del museo, Alessandro De Lisi, come riporta Bergamonews.

 

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2019
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