Tumore al seno: casi in aumento anche tra gli uomini

È ancora una quota molto piccola ma in aumento. Al convegno organizzato dalla Breast Unit di Varese si è parlato di mutazioni genetiche e di percorsi di cura personalizzati

equipe breast unit

Il DNA contiene tutte le nostre informazioni. Saperlo leggere vuol dire sapere tutto della nostra salute.

La scienza conosce solo una piccola parte del patrimonio genetico. Quello, però, che è stato scoperto ha permesso un salto di qualità nella diagnosi e nella cura di molte malattie. Compreso il tumore.

In Villa Andrea del centro congressi di Ville Ponti si è parlato oggi di “tumore ereditario” inteso come mutazione del gene BRCA1 e BRCA2 che colpisce soprattutto le donne, ma non solo.

Organizzatrice del simposio è stata la professoressa Francesca Rovera direttore della Breast Unit dell’Asst Sette Laghi: « Nel corso della mattinata, abbiamo trattato anche i casi di carcinoma mammario maschile – ha spiegato la professoressa – Sono ancora casi residuali, perché si parla di un’incidenza dell’1,9% con circa 500 casi all’anno, ma è una stima in crescita. Il punto fondamentale, però, è che tutto ciò che sappiamo del tumore al seno femminile non possiamo traslarlo direttamente all’uomo. I sistemi endocrino e ormonale sono differenti e così devono essere approcci e farmaci impiegati nei protocolli terapeutici ».

Il tema centrale della giornata di studio è stata la mutazione dei due geni BRCA che indicano elevata possibilità di sviluppare il tumore al seno e all’ovaio.

In regione Lombardia, per le donne malate sono riconosciute gratuitamente le indagini per evidenziare questo tipo di mutazione: « Si tratta di indagini che vanno interpretate dagli addetti ai lavori – ricorda la responsabile della Breast – qualcuno si affida a test che trova su internet ricevendo poi risultati di difficile, se non impossibile, lettura. Ogni caso va trattato all’interno delle Breast dove è possibile trovare le equipe specializzate nell’affrontare il percorso. Abbiamo specialisti di unità operative differenti che collaborano così come la genetista dedicata e la psiconcologa: insieme si definisce il percorso migliore e più adeguato al caso singolo».

Il tema ricorrente è l’asportazione di entrambi i seni a scopo preventivo: « Fare la mastectomia profilattica bilaterale quando si è sani, pur abbassando del 95% il rischio dell’insorgenza del tumore, non lo elimina del tutto. Unica vera risposta è sottoporsi a protocolli a di prevenzione personalizzati concordati in una logica multidisciplinare con gli specialisti della Breast Unit».

La Breast dell’ospedale di Varese si affida alla dottoressa Maria Grazia Tibiletti per le indagini genetiche: « Arrivano da noi solo i casi individuati dai chirurghi della senologia attraverso una serie di accertamenti. Nel caso di mutazione, ci confrontiamo con tutta l’equipe della Breast per individuare il percorso che meglio risponde alle caratteristiche della singola paziente. Quindi invitiamo la donna a coinvolgere i famigliari, soprattutto le figlie, perché si sottopongano a loro volta al test per vedere se la mutazione è stata ereditata. È una scelta che ciascuno valuta in libertà: noi offriamo solo un canale aperto e diretto all’indagine. Anche gli uomini vanno coinvolti perchè la loro mutazione si trasmette, nel 50% dei casi, alle figlie».

All’ospedale di Varese l’attenzione per i geni mutati è ormai alta da tempo: « Abbiamo sedute congiunte tra senologia, chirurgia plastica e ginecologia per interventi demolitivi sia sull’apparato mammario sia di quello ginecologico per poi avere la ricostruzione con la chirurgia plastica. Siamo tre equipe specializzate che, con un intervento di sei ore, operano contestualmente per limitare le conseguenze alla donna».

Essere consapevoli della mutazione non deve spaventare: « Non ci stancheremo di ripeterlo – sottolinea la professoressa Rovera – anche nel caso di mutazione del gene, le conseguenze sono sempre differenti tra caso e caso. Ecco perché bisogna affidarsi agli specialisti delle breast unit per avere l’indicazione corretta per la propria storia e famigliarità».

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Pubblicato il 18 ottobre 2019
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