Valichi minori con la Svizzera: “Nessun rischio di nuove chiusure

A Palazzo Pirelli si è svolto incontro con i vertici dell’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino e con il suo presidente Claudio Franscella

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“Nessun rischio concreto di nuove chiusure dei valichi minori al confine con la Svizzera, fonte di gravi disagi per residenti e lavoratori frontalieri, come più volte sottolineato in passato anche da sindaci e amministratori di confine. Piuttosto dobbiamo investire sempre di più sul potenziamento dei sistemi tecnologici di videosorveglianza e sulla collaborazione tra la polizia cantonale e la polizia locale”.

È questo, nelle parole del Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, l’esito più importante dell’incontro avvenuto in Regione con i vertici dell’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino e con il suo presidente Claudio Franscella.

Gli organi svizzeri hanno riconosciuto l’impegno delle forze dell’ordine italiane nel contrasto alla criminalità di frontiera e hanno concordato sulla centralità della funzione ricoperta dalle telecamere di videosorveglianza.

L’incontro è avvenuto a Palazzo Pirelli tra la Commissione speciale ‘Rapporti tra Lombardia, istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome’ e l’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino, occasione per aggiornare l’accordo sottoscritto a Milano il 17 dicembre scorso tra Regione Lombardia e Cantone Ticino, che nell’occasione avevano concordato una roadmap sulle materie transfrontaliere di reciproco interesse.

“Al momento il rischio di nuove chiusure è scongiurato –ha affermato Claudio Franscella– anche se esistono atti e documenti parlamentari che vanno in tale direzione e registriamo un incremento degli episodi di criminalità nei territori di confine. Sicuramente una sinergia ancora maggiore tra le nostre forze di polizia e investimenti comuni su nuovi sistemi e impianti di videosorveglianza non possono che contribuire a scongiurare questa eventualità: stiamo inoltre valutando anche altre ipotesi di collaborazione comune da mettere in campo e sono pertanto fiducioso che il problema della sicurezza possa essere affrontato e gestito senza necessità di dover ricorrere in futuro a misure estreme”.

Per la prima volta dopo la decisione sperimentale del 2017 di chiudere di notte dalle 23 alle 5 per sei mesi i valichi minori di Pedrinate-Colverde e Novazzano-Ronago in provincia di Como e quello di Ponte Cremenaga in provincia di Varese, è infatti tornato nuovamente d’attualità il tema della chiusura notturna dei valichi al confine con la Svizzera, 13 in provincia di Como, 11 in provincia di Varese e 6 in provincia di Sondrio.

A riproporre il tema era stato l’annuncio del Presidente dell’Amministrazione federale delle Dogane svizzere Christian Bock, che ha rilanciato l’appello a procedere con nuove chiusure avanzato dai Sindaci dei Comuni svizzeri del Malcantone.

La decisione adottata nel 2017 era stata autorizzata da Berna ed era stata chiesta dalla Lega dei Ticinesi per “combattere la criminalità frontaliera”.

Le recenti rapine ai bancomat a ridosso del confine con l’Italia mediante l’uso di esplosivo, in particolare nel Sud Ticino (Coldrerio, Arzo e Stabio), non hanno lasciato indifferente il Consiglio degli Stati, che dieci giorni fa, contro il parere sia del Governo che della Commissione della politica di sicurezza, ha deciso con 25 voti a 13 di non archiviare la mozione della leghista Roberta Pantani che chiedeva la chiusura del valichi secondari durante la notte. Concretamente la decisione del Consiglio degli Stati di non archiviare la mozione mantiene aperta la possibilità di chiudere i valichi minori durante la notte, sollecitata ora anche dai vertici dell’Amministrazione federale delle Dogane.

Lo scorso dicembre il Consiglio federale aveva invece scongiurato una nuova chiusura annunciando di voler dotare i posti di confine di barriere che possono essere abbassate in caso di necessità, ad esempio quando la polizia organizza una ricerca. Inoltre i posti di frontiera sono stati recentemente dotati di nuove telecamere di sorveglianza dei conducenti al momento del loro passaggio.

“Abbiamo affrontato tutti i temi in un botta e risposta di confronto molto costruttivo – fa sapere Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd e componente della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, al termine dell’incontro tenutosi questo pomeriggio –. Anche rispetto al passato, ci è sembrato che la volontà di collaborare sia vera e sentita, ma purtroppo i problemi, anche grossi, non mancano”. A cominciare, appunto, dal tema dei 65mila lavoratori che passano il confine ogni giorno: “Rappresentano una risorsa per i territori di confine, ma soprattutto per il vicino Cantone. E questo è stato assolutamente riconosciuto dal Gran consiglio. Tuttavia, dobbiamo riuscire ad affrontare e gestire le richieste che provengono dal Ticino con il minor danno possibile per i nostri concittadini”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2019
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