Via del Cairo, l’aggressore tradito dalla bici

I dettagli dell’operazione della squadra mobile di Varese che in due giorni ha risolto il caso. Non è un seriale, ma ha precedenti per reati contro la persona

Un taglio fresco in fronte. I capelli lunghi brizzolati. E quella bici, costosa e rara, che in tutta Varese non sono in molti a possedere.

Sono gli elementi che la squadra mobile di Varese ha analizzato, ricostruito e incollato per arrivare alla soluzione del puzzle che in 48 ore ha dato un nome e un cognome all’uomo accusato di aver sfregiato la ragazzina all’una di notte di domenica in via del Cairo.

L’uomo è un cinquantenne di Varese con precedenti specifici (ma non recenti) per reati contro la persona, vive in una casa con box e ha due biciclette: una di colore bianco, l’altra nera con le ruote maggiorate a pedalata assistita, trovata nella rimessa ieri pomeriggio dagli agenti che avevano in mano il provvedimento di fermo emesso dal pubblico ministero di Varese Giulia Grillo.

La polizia ha posto sotto sequestro diversi oggetti: guanti, giacca, scarpe, la bici e un coltello, non da cucina, rinvenuto nell’abitazione che secondo gli investigatori è l’arma utilizzata per l’aggressione.

La ricostruzione dei fatti è ancora al vaglio della questura, ma dalle immagini diffuse sembra chiaro che l’uomo fosse in via Del Cairo in sella alla sua bici e quella sera abbia quasi inchiodato i freni della bicicletta per tornare indietro di pochi metri, scendere, compiere l’aggressione e risalire poco dopo con estrema tranquillità sulla due ruote e avviarsi verso la via Veratti dopo aver riposto il coltello in una tasca interna del giubbotto.

Avarie

I fatti avvenuti dopo, invece, sono noti. Le due ragazze prendono strade diverse: l’aggredita verso piazza Carducci, l’amica verso via Staurenghi. Sul movente dell’aggressione il capo della Mobile Maurizio Greco rinvia a ulteriori indagini ancora in corso ma per orientarsi è opportuno sapere due elementi certi emersi durante la conferenza stampa: l’uomo e la vittima non si conoscevano, ed è ritenuto non un soggetto “seriale“. Da qui si partirà per capire nel dettaglio tutti gli elementi utili per la ricostruzione.

Esclusa anche l’ipotesi di rapina e di altra matrice, che ha portato all’incriminazione per il reato di tentato omicidio, suffragato, oltre alla zona colpita – il volto, e il braccio che avrebbe parato un secondo fendente rivolto presumibilmente al collo della quindicenne – , anche alla minaccia urlata (non riscontrabile dal video ripreso dalle telecamere poiché privo di audio) e riportata dalle ragazze: «Ti ammazzo, ti ammazzo».

L’uomo è ora al carcere dei Miogni, e la polizia non ha specificato quale sia la sua condizione lavorativa, famigliare o se fosse sottoposto a cure psichiatriche come riportato da notizie di agenzia. Gli investigatori chiedono il giusto riserbo per la vittima e per le garanzie processuali legate all’accertamento delle responsabilità imputabili al sospettato.

La conferenza stampa in questura a Varese

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2019
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