Il fumo italiano arriva in Svizzera e il Comune si costituisce parte civile

L’amministrazione chiederà i danni di immagine in un processo per “combustione illecita di rifiuti“ di cui è accusato un cittadino. Il sindaco: “Un segnale per mostrare che noi italiani non ce ne laviamo le mani“

Avarie

«Dilaga nel Paese la voce e l’idea che tutto si possa fare, che tutto è concesso perché tanto si rimane impuniti, che le istituzioni latitano e le amministrazioni comunali mantengono un atteggiamento lassista nei riguardi di chi si macchia di un comportamento illecito».

Questo vale in Italia, per i molti connazionali indisciplinati. Ma è anche una vera e propria onta agli occhi degli svizzeri, perché è là, in Svizzera, che il fumo di un falò illegale acceso in un paese di confine alla fine va a parare. E la cosa allora si complica.

Risultato: in un processo che vede imputato un cittadino accusato di aver bruciato alcuni rifiuti in un terreno demaniale e di aver quindi contravvenuto al “Codice ambiente“, l’amministrazione comunale del paese in cui avvennero i fatti chiede – e ottiene – la costituzione di parte civile per “danno di immagine“.

Lo ha deciso giovedì il tribunale monocratico di Varese presieduto dal giudice Orazio Muscato che ha accolto la richiesta dell’avvocato Bartolomeo Catalano, legale incaricato dal comune di Cadegliano Viconago, piccolo centro a cavallo fra Luinese e Valmarchirolo confinante con la Svizzera.

I fatti contestati riguardano un episodio avvenuto nel 2018 in paese (l’immagine è di repertorio). La persona accusata è un residente che avrebbe appiccato il fuoco in un terreno di proprietà demaniale a del mobilio, bancali e altri oggetti a poca distanza dal confine di Stato.

Gli svizzeri guardano col cannocchiale e chiamano la polizia, che nulla può fare perché il falò è fuori dalla loro giurisdizione. Non ci sono proteste formali, ma la notizia comincia a girare. Esce una pattuglia dei carabinieri Forestali che stendono il verbale, comunicazione di notizia di reato inviata alla procura della repubblica di Varese da cui parte l’azione penale.

Ora, in uno dei primi passi di questo processo l’insolita richiesta è accettata dal giudice sulla base di una sentenza della Cassazione di cinque anni fa (la 24619/2014) dove è contemplato che un ente possa agire per danno di immagine quando si verifica una “diminuzione della considerazione“ patita dall’ente stesso.

Cioè: se nel corso del processo verrà appurato che il cittadino è colpevole del reato contestato, allora sarà possibile da parte dei tribunale la quantificazione del danno di “altro tipo“ rispetto a quello ambientale. Quest’ultimo danno, infatti, può essere contestato (sempre mediante la costituzione di parte civile nel processo penale) solo dallo Stato, cioè dal ministero dell’Ambiente. Mentre per gli altri danni patiti (e quindi potenzialmente anche per quello d’immagine) potrà agire anche l’ente locale. Un orizzonte che spalanca la porta a una serie di considerazioni legate soprattutto al concetto di fiducia nelle istituzioni e quindi nelle amministrazioni e nella condotta di queste ultime rispetto al controllo del territorio e al rispetto della legge. Sul punto interviene proprio la Cassazione:

[…] E’ infatti configurabile un danno non patrimoniale anche in capo alle persone giuridiche, tra cui vanno compresi gli enti territoriali esponenziali, sub specie di pregiudizi derivanti dalla lesione di diritti della personalità compatibili con l’assenza di fisicità. In particolare, può costituire danno non patrimoniale in capo all’ente collettivo, sub specie di danno all’immagine, la diminuzione della considerazione della persona giuridica o dell’ente nel che si esprime la sua immagine, sia sotto il profilo della incidenza negativa che tale diminuzione comporta nell’agire delle persone fisiche che ricoprano gli organi della persona giuridica o dell’ente e, quindi, nell’agire dell’ente, sia sotto il profilo della diminuzione della considerazione da parte dei consociati in genere o di settori o categorie di essi con le quali la persona giuridica o l’ente di norma interagisca […].

Cosa succederà ora? Come sempre, nel processo penale, l’obiettivo sarà quello di accertare le responsabilità e conseguentemente (se verrà riconosciuto) anche il danno di immagine per il Comune in caso di colpevolezza dell’imputato.

«Ci siamo costituiti parte civile soprattutto per far vedere agli svizzeri che non ci laviamo le mani del nostro territorio. Sul fatto in sè non voglio aggiungere nulla, sarà il processo a fare chiarezza. Ma se il fumo italiano va a finire in Svizzera, i nostri vicini alla fine hanno tutto il diritto di reclamare. Così facendo vogliamo far vedere che l’amministrazione comunale non è insensibile di fronte a queste cose e che Italia non è rimasta con le mani in mano» spiega il sindaco Arnaldo Tordi.

Una questione a metà fra il locale e l’internazionale, fra l’esigenza di legalità e l’amor patrio. Alla fine, forse, anche la scelta “politica“ di voler dare un segnale.

La zona in cui viene contestato il comma primo dell’articolo 256 bis del “Codice ambiente“ (“combustione illecita di rifiuti“) è in località Somneggio vicino alla vecchia caserma della Guardia di Finanza. I vicini dirimpettai dove già svetta la bandiera rossocrociata stanno invece a Croglio, in linea d’aria 200 metri, divisi solo dal corso del Tresa. «Basta una corrente d’aria che sposta il fumo, e la puzza di bruciato li raggiunge».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    Giustissimo chiedere il danno di immagine,ma avrei una domanda da porre a tutti i sindaci dei comuni confinanti Varese compresa; non pensate che la spazzatura e le buche che caratterizzano ormai le nostre strade fuori dal confine siano anche loro un grave danno di immagine? Mi permetto di porre questa domanda perché proprio ieri alla cascate delle grotte di valganna c’erano dei turisti tedeschi che sorridendo ed osservando la discarica che ormai è diventata la zona sul ciglio strada,sono usciti con un bellissimo “welcome in Italy”. Raramente mi sono vergognato così tanto…

  2. Scritto da Lena Bandi

    Mi sfugge una cosa: ma in Italia può solo intervenire direttamente il ministero dell’Ambiente per far applicare la legislazione nazionale e regionale lombarda che vietano di bruciare i rifiuti di qualsiasi natura? A onor del vero sono ammessi in agricoltura per i resti del verde, lontano dai centri abitati.
    Da parte di qualsiasi cittadino, compreso il Sindaco, mi pare sia auspicabile denunciare il reato commesso per il rogo dei mobili, non è solo danno d’immagine per il paese. Grazie se mi illuminate in merito.

    1. Andrea Camurani
      Scritto da Andrea Camurani

      Ogni cittadino è titolato a denunciare illeciti, a maggior ragione un pubblico ufficiale. In realtà l’articolo parla del processo che ha avuto inizio proprio ieri e proprio a seguito di attività svolta dai carabinieri Forestali probabilmente su segnalazione di cittadini. Grazie per il suo commento. ac.

  3. andrea_barbieri
    Scritto da andrea_barbieri

    Mi pare di ricordare che ci furono problemi con una discarica in territorio svizzero che in diverse occasioni, a causa della pioggia, riversava regolarmente rifiuti in territorio italiano (probabilmente ci saranno stati o ci saranno anche problemi causati dagli odori della stessa).
    Qualcuno pagò il danno ambientale o d’immagine ai comuni coinvolti?
    Non mi pare di ricordare nulla in tal proposito…

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