“Vi hanno pagato il conto”: la generosità che fa commuovere

Il mondo non è fatto tutto di truffe, brutte notizie e degrado: a volte delle belle storie ci possono rincuorare, dandoci un po’ di speranza per il prossimo. Una "splendida favola" successa a Varese

piedigrotta krug varese

Il mondo non è fatto tutto di truffe, brutte notizie e degrado: a volte delle belle storie ci possono rincuorare, dandoci un po’ di speranza per il prossimo.

A raccontare quella che lei stessa definisce “una splendida favola” è Dorotea Mele, che molti conoscono come straordinaria cantante e artista della zona (Ne parlammo qui), ma che collabora anche con scuole e associazioni.

«Qualche giorno fa, dopo una piacevolissima passeggiata per le vie del centro di Varese, con un gruppo di persone diversamente abili, una delle quali in carrozzina, ci siamo concessi una pizza in centro. Ad accoglierci, prima fisicamente – non è facile trovare locali davvero accessibili, purtroppo – e poi con la loro gentilezza, accoglienza e dedizione nei confronti di tutte le nostre necessita, è stata la pizzeria Piedigrotta. Ci tengo, in questo caso, a citarla, e il perchè poi sarà più chiaro» spiega Dorotea.

La compagnia era di 9 persone: 7 assistiti e due loro accompagnatrici, tra cui lei. «Il primo vero regalo è stata la sensazione di essere trattati normalmente, con la gentilezza che si riserva ai migliori clienti. E questo in realtà, non è affatto scontato. Il secondo regalo sono state le persone intorno a noi: gente normalissima, a pranzo come noi, che non hanno semplicemente tollerato la nostra presenza ma l’hanno proprio trattata con simpatia».

Una straordinaria giornata normale, quindi, per una comitiva che spesso è abituata a maggiori difficoltà. Ma c’era di più:«In particolare, di fianco a noi c’era una coppia che si è anche informata, con discrezione ma interesse sincero, su da dove venivamo, qual era l’occasione di festeggiare e via così. E’ stata una chiacchierata piacevole».

Che non era destinata a finire: perché il regalo più sorprendente è arrivato al momento del conto. «Noi l’abbiamo chiesto con un po’ di apprensione perchè avevamo “i soldi contati”, frutto di un laboratorio manuale dei ragazzi».

Ma, in realtà: «Ci hanno detto che era già stato pagato. E non era proprio un “conticino”: si trattava di circa 150 euro. Abbiamo immaginato che fosse stato il nostro vicino di tavolo, abbiamo provato a farci dire il nome almeno per poterlo ringraziare, ma in pizzeria ci hanno spiegato che preferiva rimanere anonimo, che andava bene così».

Un gesto, gratuito, di gentilezza: una cosa più unica che rara, di questi tempi, ma che ha ancora il suo potere dirompente.

«Onestamente, a noi accompagnatrici è venuto da piangere – ha concluso il suo racconto Dorotea –  A parte il gesto, che magari non tutti possono permettersi, ma anche chi può non è affatto scontato che lo faccia, è stato il fatto di non voler nemmeno far sapere il suo nome la cosa che ci ha colpito di più. Un gesto più bello di così non si può: perché non è fatto per sentirsi importante, o per avere un ritorno di immagine. E’ uno di quei gesti così puri che emoziona e rincuora: riporta un po’ di speranza, in un mondo che sembra senza più gioia e incattivito. E spero che chi l’ha fatto ora legga e sappia quanto importante è stato per noi».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 17 gennaio 2020
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