“Sulla scalinata di Crenna serve un restauro, non sconvolgimenti”

L'intervento di Ferruccio Locarno, che contesta le opere previste sulla celebre scalinata, realizzate a scomputo dell'operazione di edificazione di ville sulla costa della collina

il viale dei Tigli e la scalinata di Crenna a Gallarate

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del dottor Ferruccio Locarno, tra i fondatori di Vivere Crenna, sull’intervento previsto in su via Nascimbene, il “viale dei tigli” che sale a Crenna, e sulla scalinata che taglia i tornanti. Intervento a scomputo di opere di urbanizzazione nel quadro del progetto delle ville sulla collina, di cui ci siamo occupati tra l’altro qui e qui

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Dopo aver letto (sulla Prealpina) l’intervista richiesta al giornale dall’architetto Negri, chi sale la scala che porta a Crenna. vedendo le condizioni della scalinata ed il desolante spettacolo di quello che si sta costruendo in cima alla collina, non può non chiedersi se sia meno dignitosa la scalinata o l’impatto visivo del muro che ha cancellato il verde e gli alberi che ricoprivano il luogo.

C’è un abisso fra la bellezza della collina di un tempo, ammirata e dipinta in passato, e lo stato attuale Ad attestare il fascino che Crenna ancora conservava celi anni ‘ 50 ci rimane ora solo la pittura di Raffaele de Grada, qui venuto da Firenze al primo concorso del “Premio di pittura città di Gallarate”. L’opera tuttora in possesso del MAGA, ci presenta sulla sinistra della Chiesa, una macchia di verde dalla gradevole tonalità , che pur bella , tuttavia non rende l’ancor maggiore bellezza della vista di allora . Guardando Crenna da via Galvani, dove De Grada aveva posto il cavalletto per dipingerla, si coglie l’abisso che corre fra la il senso di naturale freschezza della somminità della collina di allora ed il disagio che si avverte ora cercando il verde che non c’è più. Un abisso che in noi si fa più profondo passando dal colore alla parola, traendo dalla letteratura le emozioni suscitate dal luogo. Basta infatti aprire le pagine di “Crenna , la sua bimillenaria vicenda”, opera scritta da Eugenio Cazzani (1987) e leggerne l’introduzione :
A chi percorre l’autostrada dei Laghi, lungo il rettifilo Busto – Gallarate, si fa incontro un colle che, a un certo punto, sembra essere a capo del rettilineo predetto e mostra in contorni ben definiti l’agile sagoma di una chiesa con il suo campanile attorniati da case dominate da torri merlate che richiama antichi manieri: è Crenna. Vi giunsi in una splendida giornata del 1976: salii dalla strada del Sempione per una stradetta ricca di curve, inerpicantesi nel verde. Non faticai ad accorgermi di essere in luogo d’incanto e di riposo, favoriti dalla bellezza della natura e dal silenzio che, in certe ore, regna sovrano

Crenna , che svetta su di una collina morenica dove furono erette ville pregevoli, quali villa Luraschi, Bassetti, De Rizzoli e, prim’ancora, il Castello visconteo (peraltro scelto negli anni ’20 del ‘900 come ultimo residenza dal maestro Alfieri , musicista di fama europea), non merita certo di essere sciupata da una colata di cemento (come sto avvenendo o dispetto delle raccomandazioni contro il consumo di suolo di Stato e Regioni). Qui la cementificazione appare fortemente dissonante verso le linee architettoniche ed urbanistiche in loco, assai stridente con il presente paesaggio urbano del residuo”centro storico.”

Renzo Piano, ricevendo il Pitzker Price, il Nobel dell’Architettura dice: “L’architettura è un servizio…ma è anche un’arte socialmente pericoloso perché è un’arte imposta. Il brutto…di fronte a casa lo vediamo per forza. ( dal testo originale) Ed il brutto è anche il disarmonico, il cemento che seppellisce il verde”.
Se le parole dell’architetto Negri : “…. questo potrebbe essere come un tempo di progettazione, utile da sfruttare per pianificare  hanno un senso , non vanno lasciate nel vago. Negri le deve precisare: che non si avverino i timori di Renzo Piano: “Architettura, arte socialmente pericolosa “.

Oltre ad invadere, gli spazi verdi a fianco della scalinata , come sembra di poter immaginare guardando in copia il progetto (facendo lavori peraltro a scomputo degli oneri di urbanizzazione, oneri che pagano i cittadini perché al Comune non vengono pagati dai costruttori) , per ridare dignità ad un luogo che non ne ha bisogno, questi ipotizzati lavori di abbellimento sono sicuramente inutili, anzi dannosi ,.di impatto visivo sgradevole e un ulteriore consumo di suolo . Speriamo che non si sia cosi miopi da concederlo.

gallarate generico
 Qui si vedono la scalinata e la piazzuola progettata ma ora inesistente, che sarà sciupio di materiali e di spazio

I crennesi vorrebbero conoscere quali.. iniziative e proposte da sfruttare per pianificare …siano nella mente all’architetto Negri e  vorrebbero saperne le mire.
L’unica cosa che i Crennesi ritengono possibile ed utile è un attento e delicato “Restauro conservativo” dei luoghi, durante il quale nessun muro può essere abbattuto, dove si debba agire con discrezione e rispetto del costruito storico.

Solo così si conserva la STORIA di Crenna e non si finisce con il seppellire un passato che va ritenuto incancellabile, con tutti suoi resti testimoni del tempo e della storia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 marzo 2020
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