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“Noi educatori, non si può non esserci”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un educatore del Villaggio del Fanciullo di Morosolo

Generico 2018

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un educatore del Villaggio del Fanciullo di Morosolo

In questo periodo dove il mostro invisibile non smette di aggredire, al Villaggio del Fanciullo di Morosolo il tempo non si è fermato. Come riporta il direttore Mastrodomenico, “davanti all’emergenza gli educatori non si sono tirati indietro. Si sono rimboccati le maniche e con grande senso di unione e di dedizione, si sono riorganizzati per far fronte alle tante necessità. Benché ci sia tanto da fare, abbiamo accolto nuovi piccoli con le loro mamme, ovviamente seguendo delle rigide procedure di ingresso”.

I piccoli ospiti delle comunità, spesso affiancati da mamme fragili e in difficoltà, richiedono grandi attenzioni da parte degli educatori, riorganizzazione delle giornate, abbandono di routine predefinite e di certezze costruite negli anni.

Bambini cresciuti con un vissuto contornato da paura fin dall’inizio del loro crescere, piantine fragili di questa nostra società, ora più che mai hanno bisogno di rassicurazioni per rielaborare e comprendere tutti i pensieri che si ingarbugliano nella loro mente. Bambini e mamme che vivono situazioni surreali e inimmaginabili fino a poche settimane fa e che si attaccano agli ultimi punti fermi rimasti, noi. Per questo come operatori non possiamo non esserci!

Questa pandemia ci sta mettendo tutti a dura prova, ma nonostante ciò ci chiede di non smettere di dar voce e visibilità a quelle fatiche, spesso taciute o nascoste dietro incomprensibili atteggiamenti di rifiuto e chiusura, che stanno vivendo i più sofferenti che sempre attendono, nei loro rumorosi silenzi, risposte e soluzioni fondamentali per la loro serenità. In queste situazioni le piccole delicatezza, le eccezioni pianificate, le attività alternative organizzate acquistano un valore enorme, fatto di affetto, di prendersi cura e di valorizzazione dei bisogni.

A noi operatori è richiesto di non abbandonare la nave, lasciando temporaneamente fuori dalla porta le preoccupazioni e i timori personali, per offrire sicurezza e punti di riferimento in questa tempesta inattesa. È da più di un anno che cerco di esserci in questa realtà assumendo la responsabilità della sua conduzione educativa, psicologica e formativa.  Mi ha aperto il cuore quel bambino che quel giorno mi ha chiesto: ‘perchè sei qui?’ La mia risposta è stata: per stare un po’ con voi. Oggi voglio ripartire da quella domanda e da quello sguardo da bambino, indifeso, in cerca di nuove domande più che di risposte.

Ritengo sia questa la strada che ci permette di trovare le vere alternative per la costruzione di un futuro e di una società attenta al benessere umano, capace di dare significato e sicurezza, conforto e speranza al di là di questa emergenza in atto. Sguardi lunghi e tempi diversi sono quelli che devono condurci verso un nuovo modo di intendere il nostro servizio, attento alle vere priorità e lontano dai formalismi a cui eravamo abituati, dai meccanismi abituali, dalle ripetizioni senza senso di gesti e protocolli vuoti. Ridare significato a ciò che facciamo e proponiamo penso sia la bussola che ci permetterà di uscire da questo momento e ci traghetterà verso un futuro consapevole e diverso, lasciandoci profondamente cambiati e, mi auguro, migliori.

Simone Feder

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 aprile 2020
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