Nuovi castagni per il “nostro” Campo dei Fiori

Si è concluso l’ampio intervento di recupero di alcune selve castanili nei comuni di Brinzio e Castello Cabiaglio. Posizionate circa 180 nuove piantine di castagno nate da semi del territorio

Recupero selve castanili nel  Parco regionale Campo dei Fiori

Si è concluso l’ampio intervento di recupero di alcune selve castanili collocate nel Parco Regionale del Campo dei Fiori.
Si tratta di una delle azioni contenute nel progetto “Corridoi insubrici” – Il network a tutela del capitale naturale insubrico” finanziato da Fondazione Cariplo e di cui l’Ente Parco è capofila. Sono 21 gli interventi previsti dall’ambizioso progetto che avrà fine a dicembre 2021.

Il partenariato di progetto è composto da tutti gli enti istituzionali territorialmente competenti e da associazioni ambientaliste: Provincia e Comune di Varese, Comunità Montana Valli del Verbano, Università dell’Insubria, Oikos, Legambiente, Lipu-BirdLife italia coordinati dal Parco Campo dei Fiori, con la partecipazione di alcuni Comuni e di aziende agricole e società private.

Il lavoro di recupero dei castagneti tradizionali, in capo al Parco regionale Campo dei Fiori, si è svolto nei Comuni di Brinzio e Castello Cabiaglio andando ad interessare nel suo complesso circa sette ettari di territorio suddivisi in tre aree. La più visibile è certamente quella di Ca di Asen, posta ai margini della provinciale poco dopo l’abitato di Castello Cabiaglio. Chi utilizza di frequente quella strada e il sentiero 310 B che lo costeggia per un tratto, avrà sicuramente avuto modo in questi mesi di notare ed apprezzare il cambiamento.
Questa zona torna al suo antico splendore, a disposizione della comunità locale quale scrigno di biodiversità, caratteristico elemento paesaggistico tradizionale e simbolo della storia e della cultura di questi luoghi.
Le tre aree vanno a consolidare e potenziare la connettività ecologica migliorando gli habitat faunistici e vegetazionali evitando l’eccessiva frammentazione della rete e la conseguente perdita di variabilità eco sistemica. Queste, così come le altre selve castanili rappresentano importanti elementi di diversità ambientale all’interno delle uniformi estensioni boscate che caratterizzano l’area prealpina. Allo stesso tempo naturalmente rappresentano il recupero di un patrimonio storico culturale con un’elevata valenza legata al turismo slow e sostenibile.
Entrando nel dettaglio, l’intervento, è stato realizzato da un gruppo di aziende del territorio. Hanno infatti collaborato, con il coordinamento del Consorzio Castanicoltori di Brinzio, Orino e Castello Cabiaglio operatori locali apportando così un ulteriore valore sociale al progetto che ha permesso un ulteriore rafforzamento della filiera della castanicoltura locale, tema sul quale l’Ente Parco si sta impegnando da diversi anni.

Recupero selve castanili nel  Parco regionale Campo dei Fiori

Il progetto, oltre alla pulizia e alla riapertura delle selve, ha previsto la potatura degli esemplari di castagno per ridare loro vigoria, mantenendone però cavità e spazi dedicati alla fauna (avifauna e pipistrelli in particolare). Sono state posizionate circa 180 nuove piantine di castagno nate da semi del territorio e che verranno nei prossimi anni innestate con le varietà locali tradizionali nel Parco. Per la ricostruzione del prato sotto i castagni è stato utilizzato il fiorume precedentemente raccolto nei prati di Brinzio grazie al progetto Fiorume 2.0, a garanzia della conservazione e valorizzazione della biodiversità locale. Infine sono state posate tre bacheche, naturalmente in legno di castagno, su cui saranno a breve posizionati i pannelli informativi del progetto Cariplo
Nei prossimi anni i tre interventi saranno mantenuti e valorizzati grazie alla collaborazione del Consorzio Castanicoltori e dei proprietari, assisteremo quindi alla crescita del prato e delle piantine, al miglioramento della qualità della produzione di castagne e alla diminuzione dell’abbandono dei nostri territori. Le aree, sede anche di studi e ricerche naturalistiche,  saranno utilizzate anche per la produzione di miele, per attività didattiche e di conoscenza di questi luoghi in cui tornare in contatto con la natura e i suoi ritmi. Si è trattato di un intervento capace di unire la tutela dell’ambiente, la valorizzazione di uno sviluppo locale sostenibile e il recupero della cultura tradizionale, a riprova che le Aree Protette possono essere una fucina di progetti esemplari e replicabili, grazie alla coesione e alla collaborazione con gli operatori del territorio e le comunità locali.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 26 Novembre 2020
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