Luigi Ganna, il “re del fango” che vinse da corridore e da imprenditore

Presentato a Varese il volume "40,405" scritto da Stefania Bardelli e dedicato al vincitore del primo Giro d'Italia. In sala anche Federico Buffa, autore della prefazione: «Ganna era il padre spirituale delle due ruote bosine»

Presentazione libro Ganna Stefania Bardelli

Lo chiamavano “il re del fango”, e lui effettivamente in quegli anni eroici era il migliore. Ma la fatica era comune a tutti: gente che affrontava gare lunghe una giornata intera, gente che partiva in piena notte sperando, almeno per una volta, di arrivare per primo o di tagliare quei traguardi volanti che significavano qualche soldo o, almeno, un salame o un prosciutto che valevano oro per le famiglie a casa. Era il ciclismo degli albori, del quale Luigi Ganna era uno degli interpreti più straordinari.

A Ganna, nato a Induno Olona nel 1883, è dedicato “40,405”, il volume scritto dalla varesina Stefania Bardelli e pubblicato da Sunrise Media, presentato nella mattina di venerdì 7 aprile al Manu Bistrot di via Dandolo. Una storia anche familiare: «Mio nonno era nipote di Ganna, lui e la nonna mi hanno trasmesso l’amore per questo sport. E quella tappa del Giro del 1990, vista a quattro anni sotto il diluvio mentre i corridori sfrecciavano a cronometro verso il Sacro Monte è stato il momento in cui ho scelto di amare questa disciplina più di ogni altra» spiega Bardelli.

Il titolo “numerico” fa riferimento a una delle imprese di Ganna, meno famosa rispetto al trionfo nella Sanremo o a quello celeberrimo del primo Giro d’Italia (entrambi nel 1909). “40,405” è la distanza coperta dal “Luisun” il 26 maggio 1908: quel giorno il corridore varesino strappò il record dell’ora italiano a Giovanni Cuniolo davanti a un pubblico in visibilio. «Ma oltre al Ganna sportivo, nel volume ho voluto sottolineare anche la sua caratura da imprenditore – conclude Bardelli – Perchè investì i soldi vinti nel 1909 per fondare un’officina dalla quale, per tanti anni, uscirono biciclette di grande qualità. Con cui Ganna, da costruttore, ottenne tanti altri successi di prestigio».

Lavoro e ciclismo, fatica ed epica: ingredienti perfetti anche per un racconto di Federico Buffa e non a caso all’Avvocato è toccato il gradito compito di scrivere la prefazione al volume su Luigi Ganna. Buffa è intervenuto anche alla presentazione al termine della quale ha ricordato il suo modo di vivere il ciclismo, da tifoso e amatore. «Qui, nel Varesotto, lo sport della bicicletta ha sempre regalato grandi emozioni: a me resta ben impresso in mente quel rumore bianco che si avverte quando il gruppo è in arrivo e transita davanti ai tuoi occhi».

Presentazione libro Ganna Stefania Bardelli
Stefania Bardelli con il suo volume

Per Buffa il ritorno da queste parti è sempre un piacere: «Sono di Milano ma ho trascorso, specie da bambino, lunghi periodi a Sangiano. E ricordo la passione della gente per lo sport della bicicletta, gente che lavorava in fabbrica o nei campi e alla domenica, al posto di riposare, andava a correre o ad accompagnare i figli alle corse». Nella prefazione al libro Buffa attinge ai ricordi del periodo sul Lago Maggiore per citare Gigi Riva ma anche Ugo, il papà di “Rombo di Tuono”, «che teneva i ritagli di giornale del Coppi… e raccontava a suo figlio del Binda e soprattutto del Ganna che era il padre spirituale delle due ruote bosine».

Tanto che – aggiungiamo noi – a Ganna è tutt’oggi intitolato il velodromo cittadino, l’anello che si snoda all’interno dello stadio “Franco Ossola”. E a Ganna è accostato anche l’antico Velo Club Varese che – è una delle idee sviluppatesi intorno alla pubblicazione del libro – potrebbe un giorno risorgere per tornare a creare talenti del pedale nella Città Giardino, una delle culle riconosciute di questo sport in Italia. Alla mattinata in via Dandolo è intervenuta anche la nipote del grande campione di Induno, la signora Graziella Marzoli: «Il nonno – ricorda – era persona onesta e molto schiva, tanto che molte cose delle sue imprese le abbiamo scoperte e conosciute dai giornali e non dai suoi racconti. Ammesso – conclude – che quei grandi giornalisti di allora avessero davvero assistito alle imprese del nonno». E anche questa è una pennellata di quel ciclismo eroico dove tutti erano “i re del fango”. Ma Ganna era il più forte di tutti.

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 07 Aprile 2023
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