Migrazioni, confini e solidarietà: a Filosofarti “fare cultura significa affrontare i temi urgenti della nostra epoca”
Dentro il festival delle arti e della filosofia, il tema è stato esplorato grazie ad un'iniziativa dell'Alleanza Cooperativa di Ferno
Filosofarti, il festival dedicato alla filosofia che interessa la provincia di Varese, da anni si sta aprendo ad interventi di vario genere, ospitando nella propria programmazione interventi letterari e concerti. Quest’anno il festival si diversifica ancora di più includendo un appuntamento dedicato alla questione migratoria e alla riflessione culturale che essa impone, grazie ad un’iniziativa dell’Alleanza Cooperativa San Martino di Ferno.
«Fare cultura significa anche affrontare i temi urgenti della nostra epoca, dando spazio a una molteplicità di voci capaci di analizzare il fenomeno tra passato e presente, tra ragione e sentimento» dice Edoardo Macchi, moderatore dell’incontro.
Gli ospiti della tavola rotonda che hanno arricchito la serata sono stati Vanessa Guidi, don Antonio Giovannini, Maria Grazia Pizzi e Federico Nicoli. Insieme, hanno reso di facile comprensione temi alti e concetti complessi, spesso non alla portata di tutti. Fondamentale è stato l’ausilio musicale, da sempre mezzo di denuncia e memoria.
Infatti, è stata la musica della Kabubi Band a fare da colonna sonora alla serata, eseguendo Eppure lo sapevamo anche noi, Solo Le Pido A Dios e This Land is Your Land, permettendo inoltre al pubblico di conoscere Notte Bianca a Mogadiscio, inedito del gruppo.
L’Europa delle origini
Don Antonio Giovannini è partito dal principio offrendo spunti di riflessione sulle origini dell’Europa e sui suoi valori fondanti. Attraverso ricordi e aneddoti personali, ha riportato alla luce le vicende legate alla frontiera balcanica, con un’attenzione particolare all’Albania (dove è stato missionario). Il contributo ha sottolineato come la costruzione dell’Europa non possa prescindere dal rispetto della dignità umana e dalla memoria di un passato in cui le migrazioni hanno sempre fatto parte della storia collettiva.
Mediterraneo, frontiera di morte
L’intervento più atteso era di Guidi, vicepresidente di Mediterranea. Ha ripercorso la storia dell’organizzazione nata nel 2018 per monitorare e soccorrere le persone in pericolo nel Mediterraneo. Durante il racconto, toccante per il pubblico, ha evidenziato le difficoltà incontrate con i vari governi, il crescente tentativo di criminalizzare il soccorso e le normative man mano emanate, per rendere il lavoro delle ONG sempre più complesso.
Così, con atti, fonti, immagini e testimonianze, Guidi ha mostrato come il Mediterraneo sia diventato una frontiera di morte e il ruolo rilevante dell’indifferenza istituzionale, funzionale al perpetrare questa tragedia.

Confini, violenza e responsabilità
Se il Mediterraneo è luogo di morte, diversi non sono i confini politici tra gli stati europei. Maria Grazia Pizzi ha infatti posto l’attenzione sulle violenze che si consumano lungo i confini, raccontando lo sviluppo e gli esiti della campagna internazionale Stop Border Violence. Invitando a non dimenticare, a non distogliere lo sguardo dalle brutalità inflitte ai migranti nei punti di passaggio tra gli Stati, Pizzi ha acceso un dibattito sulla responsabilità collettiva e sull’urgenza di politiche più umane e rispettose dei diritti fondamentali.
Che cos’è una frontiera?
Per rispondere al titolo del festival è succeduta l’acuta digressione filosofica di Federico Nicoli. All’interrogativo Che cos’è una frontiera? ha risposto che ha esplorando il concetto non solo come limite geografico, ma anche come dimensione interna all’individuo. Così si è giunti a parlare di razzismo istituzionalizzato e nuovo e modificato patto sociale. Nicoli ha richiamato alla necessità di un tradizionalismo aperto, che si nutra di solidarietà e inclusione.
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