Vanetti, cuore dei Mastini: “Con Glavic non c’era dialogo. Da Rin? Ha grandi pregi”

Il capitano giallonero a 360 gradi: il rapporto con il coach sloveno, quello con Deveze («spiace non poter inseguire un sogno folle») e con il "Ciué" («darà carica allo spogliatoio»)

Semifinale IHL, gara 2: Mastini – Caldaro 2-3

Andrea Vanetti è il cuore pulsante dei Mastini, ormai da otto stagioni: capitano non solo sul ghiaccio, ma anche nello spogliatoio e nella vita di squadra. Lo ritroviamo in un momento delicato e intenso, segnato da grandi cambiamenti: partenze che lasciano il segno, volti nuovi da accogliere, un coach con idee molto chiare, ma anche una ferita ancora aperta, che brucia ma che alimenta il desiderio di ripartire, più forti di prima.

Andrea, partiamo senza giri di parole e torniamo alla scorsa stagione. Glavic è stato un allenatore con cui non sembra aver trovato il giusto feeling, e credo per la prima volta in carriera, l’ha costretta in tribuna non per infortunio. Cosa è successo?
«È stato un episodio infelice è vero, che però da capitano prima ancora che da giocatore mi sono imposto di metabolizzare, questo prima di tutto per il bene della squadra. Il fatto menzionato non è stato l’unico, forse l’apice. Me lo spiego perché tutto nasce da un enorme problema di comunicazione: da parte dell’allenatore c’è stata davvero poca voglia di ascoltare e questo certamente mi ha fatto molto male. Credo nel dialogo e nel confronto, amo comunicare e questa cosa è mancata. Totalmente».

Secondo lei il coach aveva qualche problema proprio con la vecchia guardia? Se sì, a che livello?
«I numeri parlano chiaro, la vecchia guardia è stata messa da parte e in parte smembrata. Non dico che ci sia stato accanimento, ma è come se fossimo stati messi alla prova in qualche modo, per motivi non chiari ma questa cosa è emersa credo in maniera importante».

E questa cosa ha inciso sui risultati? Si sarebbe potuto fare meglio?
«Anche questo credo sia piuttosto evidente: nel finale di stagione il blocco rimesso sul ghiaccio in maniera originaria ha portato ad ottimi risultati, e lo si è visto. Detto questo non penso sia sbagliato fare tentativi, ma bisogna essere flessibili e accogliere gli stimoli che arrivano dall’esterno. Questa flessibilità è totalmente mancata. Torniamo al tema della comunicazione, che ribadisco è totalmente mancata».

vanetti glavic
Glavic e Vanetti

Tre aggettivi per definire Glavic?
«Coerente, determinato e ottuso. Non sono termini a caso. Voglio premettere che non è stato l’allenatore con cui ho avuto più problemi, mi è dispiaciuto non essere riuscito ad entrare nella sua psicologia e capire il perché di determinati comportamenti, forse perché non me lo ha mai concesso».

Ha mai pensato di lasciare Varese?
«No mai. Amo questa maglia e ho ben chiaro anche il mio ruolo da capitano a Varese. Quindi no non ci ho mai pensato. Per come sono fatto tra l’altro, sarebbe stato un passo indietro».

Il coach sloveno ha fatto anche cose buone…
«Se il riferimento è ai giovani fatti crescere sì, almeno in parte. Anche qui con una psicologia inversa particolare, ma è vero alcuni giovani sono cresciuti. Poi come tutti sappiamo cose buone fino a un certo punto, visto che lo stesso Matonti a Caldaro è uscito dal ghiaccio in lacrime, per poi non rientrarci più».

Tra queste cose rientra anche il caso Perla.
«Sì, la parabola di crescita di Matonti ha generato sicuramente un caso: Rocco ha di fatto subito questa cosa in maniera importante».

In amore, si dice, vince chi fugge; nello sport però non funziona così. Lei cosa ne pensa, visto che in parte ha dovuto gestire la situazione?
«Rocco era veramente innamorato di Varese, a lui dobbiamo molto in termini di successi. Quello che gli è capitato, a prescindere di come sia andata, credo rimanga un enorme scatto di crescita per lui. Rispetto alla mia posizione da capitano, su questo fatto penso che in quel caso si possano fare due cose; dimostrare di essere il migliore, quindi scendere sul ghiaccio e far vedere il proprio valore, oppure andare via, che poi è stata la sua scelta. Non nego che mi sarebbe piaciuto fosse rimasto a Varese, ma forse non c’erano le condizioni per far sì che il rapporto continuasse».

Poi è arrivato Claude Devèze: un allenatore esperto, con un curriculum importante. Che rapporto ha con lui?
«Con lui ho sempre avuto un grandissimo rapporto. Ci siamo sempre compresi e abbiamo sempre parlato tanto. È un allenatore molto umano ed emotivo. C’è sempre stata empatia e tanta comunicazione».

Pochi giorni fa il colpo di scena: il coach canadese torna Oltralpe, dove tra l’altro ha trovato una nuova squadra. Storia particolare dai confini non così tanto definiti. Ci ha parlato? Cosa vi siete detti?
«Ci siamo parlati, mi ha aggiornato rispetto alla situazione, e non nego che è stato tutto piuttosto strano, quasi surreale. Forse sono mancati dei presupposti per continuare. Rimane certamente il rammarico di non aver provato il folle sogno di ripetere quanto di bello fatto assieme».

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L’allenatore sarà quindi Massimo Da Rin: che tipo di gioco si aspetta da un coach che ben conosce?
«Sono molto contento di questa scelta. Il Ciuè ha grandi pregi, tra tutti quello che credo possa fare la differenza nella prossima stagione, ovvero la capacità di valorizzare il gruppo. Questa è una sua grande dote e lo ha sempre dimostrato sul ghiaccio».

Quindi come vede i Mastini per la prossima stagione?
«Sicuramente dal punto di vista della motivazione e dell’entusiasmo credo si abbia qualcosa in più dello scorso anno. L’arrivo di Da Rin sarà in questo senso uno stimolo importante e mi aspetto molta carica in spogliatoio. Chiudo dicendo che non sarà facile: la perdita di Franchini e Ghiglione farà mancare alla squadra un ottantina di punti, che certamente in parte riprenderemo da Terzago e dallo straniero scelto da Deveze (Bastille ndr) che di queste cose se ne intende (nel frattempo è stato comunicato anche l’arrivo di Davide Xamin). Di base comunque, congetture a parte, ci sarà da lavorare, ma siamo pronti a farlo».

Manca solo il messaggio ai tifosi del capitano.
«Il capitano non avrà mai parole a sufficienza per ringraziare i nostri tifosi come meritano: li vedo e li sento e so che abbiamo un pubblico unico. Sono davvero contento di giocare per Varese anche e soprattutto per loro, che non smetterò mai di ringraziare».

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Pubblicato il 16 Luglio 2025
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