Persi o feriti in ambiente impervio, parla il Soccorso alpino di Varese: «Chiamate e restate fermi, noi arriviamo sempre»
Intervista all’ingegner Luca Boldrini, responsabile della Stazione varesina del Cnsas. I consigli: “Conoscere l’itinerario e usare la sentieristica ufficiale. Avere scarponcini adeguati, abbigliamento a strati, telefono carico e, se possibile, un power bank. E soprattutto valutare il percorso in base alle proprie capacità: ciò che sui social appare “semplice” spesso non lo è“
Interventi che immaginiamo sulle grandi montagne innevate, ma che accadono spesso anche sulle Prealpi varesine. È il lavoro del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, realtà ben presente anche nella nostra provincia. Ne parliamo con l’ingegner Luca Boldrini, capo stazione del Cnsas di Varese.
Come funziona il Soccorso Alpino in provincia di Varese?
«Siamo una sezione speciale del CAI, quindi nati dalla montagna. L’organizzazione è nazionale, poi regionale e infine divisa in delegazioni. La nostra è la XIX Delegazione Lariana, che copre Varese, Como e Lecco.»
Siete tutti volontari?
«Tecnicamente sì, ma preferisco dire “tecnici” e “tecnici sanitari”, perché la preparazione richiesta è molto elevata. Abbiamo medici e infermieri che operano volontariamente, ma restano professionisti a tutti gli effetti.»
Quanti siete?
«La stazione di Varese può contare su circa venti tecnici, due medici e tre infermieri, tutti provenienti da aree critiche come pronto soccorso e anestesia.»
Come avviene un’attivazione?
«Sempre dal 112. La SOREU dei Laghi valuta la situazione e, se l’evento è in zona impervia, attiva la nostra squadra. L’allarme arriva tramite chiamata e tramite un’app cartografica, che ci fornisce immediatamente le coordinate.»
Quando partite avete già tutto?
«Abbiamo due pick-up in pronta partenza, sempre allestiti come mezzi di soccorso. Ogni tecnico ha con sé il proprio equipaggiamento personale, perché la chiamata può arrivare in qualunque momento.»
Quali sono le zone più critiche della provincia?
«Campo dei Fiori, Orsa, Cuvignone, Sasso del Ferro, Montenudo e l’area della Forcora. Sono luoghi molto frequentati e impervi.»
Che competenze servono per diventare soccorritori?
«Si entra solo se si è già alpinisti esperti. Le selezioni comprendono sci alpinismo, movimentazione su terreno misto e arrampicata. Il corso completo dura una quindicina di giornate e forma alla gestione del soccorso organizzato.»
Come collaborate con l’elisoccorso?
«Su ogni elicottero è presente un nostro tecnico di elisoccorso. Le squadre vengono imbarcate in supporto, oppure arrivano da terra in punti dove l’elicottero non può operare.»
Chi soccorrete di più?
«Gli escursionisti. A livello nazionale, l’anno scorso ci sono state 12.000 missioni: la causa principale è lo scivolamento. L’estate resta il periodo più critico.»
Il cambiamento climatico come incide?
«Moltissimo. Piogge violente, trombe d’aria, piene improvvise modificano sentieri e accessi. Dopo l’evento del 2020 a Luino, ad esempio, molte strade erano impraticabili. Questo complica gli interventi e aumenta il rischio di persone perse fuori sentiero.»
Quali consigli darebbe a chi frequenta la montagna?
«Conoscere l’itinerario e usare la sentieristica ufficiale. Avere scarponcini adeguati, abbigliamento a strati, telefono carico e, se possibile, un power bank. E soprattutto valutare il percorso in base alle proprie capacità: ciò che sui social appare “semplice” spesso non lo è.»
L’ultimo messaggio?
«Se avete un problema, non cercate scorciatoie: fermatevi e chiamate il 112. Qualcuno arriverà sempre.»
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