Dalla rinascita della Società Storica Varesina alla cartografia completa del comune: “Ecco perchè Leopoldo Giampaolo merita il Famedio”
Direttore per vent'anni della biblioteca civica, ha fatto rinascere la società storica Varesina e fondato la rivista della società stessa. Fondamentala la sua monumentale "Cartografia Varesina". L'appello della nuora, Maria Luisa Aletti
L‘inaugurazione del Famedio al cimitero monumentale di Giubiano, avvenuta sabato 25 gennaio con grande partecipazione, hafatto del cimitero di Giubiano un luogo simbolico della memoria cittadina: cinquantasette nomi incisi sulle lapidi, da Carlo Maciachini a Roberto Maroni, da Piero Chiara ad Alfredo Binda. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare, per riportare la memoria dei cittadini illustri di Varese, che sono molti più di questi: per questo la commissione consigliare speciale del Famedio si è già rimessa al lavoro.
Uno spunto importante arriva da Maria Luisa Aletti, nuora di Leopoldo Giampaolo: può mancare infatti dal Memoriale dei Varesini illustri una persona che ha dedicato un’intera esistenza a ricostruire e custodire proprio quella memoria che il Famedio ha il compito di tramandare?
La figura di Leopoldo Giampaolo attraversa infatti tutta la seconda metà del Novecento varesino. Nato a Maccagno Superiore nel 1909, dopo la laurea in Filosofia e Pedagogia a Torino divenne nel 1950 direttore della Biblioteca Civica di Varese, ruolo che ricoprì per oltre vent’anni. Da quella posizione divenne il punto di riferimento imprescindibile per chiunque si avvicinasse alla storia locale. Nel 1953 compì un’operazione di grande respiro culturale, riportando in vita la Società Storica Varesina e avviando nello stesso anno la pubblicazione della rivista e della collana di studi monografici che mantenne fino alla sua morte improvvisa, il 7 novembre 1983.
Il contributo di Giampaolo alla conoscenza storica del territorio è stato straordinario. Ha pubblicato fonti essenziali come le Cronache di Giulio Tatto e Vincenzo Marliani, già utilizzate nell’Ottocento da Brambilla e Borri ma da lui rese accessibili con rigore filologico. Ha trascritto il diario del garibaldino Giuseppe Bolchini, ha ritrovato lettere inedite di Mazzini, Manzoni e Verdi. A metà degli anni Cinquanta ha dato alle stampe la monumentale Cartografia Varesina, strumento ancora oggi indispensabile per chiunque voglia studiare lo sviluppo urbanistico della città e della provincia.
I suoi lavori sul Risorgimento varesino restano riferimenti fondamentali. Il volume sulla prima campagna di Garibaldi da Luino a Morazzone, scritto con Mario Bertolone (che, tra l’altro, è un nome iscritto nel Famedio), è frutto di ricerche condotte in archivi italiani ed esteri con una completezza documentaria che continua a stupire. Lo stesso vale per lo studio sulle vicende varesine dal marzo 1849 alla proclamazione del Regno d’Italia.
Ma Giampaolo non si limitò alla grande storia. Raccontò con passione anche ville, palazzi e chiese della città, da Palazzo Estense al Battistero di San Giovanni. Studiò la singolare vicenda del feudo imperiale di Maccagno Inferiore, che per ottocento anni visse indipendente governandosi con propri statuti. E accanto alla storia coltivò sempre la pittura le cui oper furono poi esposte in due mostre, una a Varese e una a Maccagno.
Anche quando una grave malattia invalidante lo costrinse a ritirarsi dalla direzione della Biblioteca nel 1971, Giampaolo non smise di lavorare per la Società Storica Varesina. L’ultimo numero della rivista che dirigeva uscì nell’ottobre del 1983, pochi giorni prima della sua scomparsa. Varese gli ha già dedicato una via, così come Maccagno, suo paese natale. Un riconoscimento che testimonia l’importanza della sua opera, che merita anche il ricordo all’interno del Famedio.
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