Malnate, Venegono Superiore e Inferiore stringono un patto di comunità per proteggere i ragazzi dal digitale
Per arginare l'uso patologico della tecnologia è stata lanciata l'idea di un patto condiviso per non lasciare soli i genitori
Un patto sociale tra istituzioni e comunità educanti per proteggere i giovani e giovanissimi dalle derive negative della tecnologia. Malnate, Venegono Superiore e Vengono Inferiore sono i primi tre comuni del territorio varesino che hanno aderito alla proposta lanciata dal Prefetto alla “Conferenza Provinciale Permanente” riunita questa mattina a Villa Recalcati.
Patti digitali: regole comuni per non lasciare soli i ragazzi
Si tratta di un accordo trasversale per dare delle linee guida chiare ai ragazzi nell’uso degli smartphone e delle innovazioni digitali che stanno invadendo diversi ambiti della realtà virtuale e reale, a partire dall’intelligenza artificiale: « I ragazzi hanno bisogno di adulti che diano il buon esempio e sappiano dire no quando serve – ha spiegato il Prefetto Salvatore Pasquariello che ha anche citato i preoccupanti dati delle società scientifiche pediatriche sull’uso precoce e incontrollato dei dispositivi digitali – Se i no e le regole sono condivise, nessun minore si sentirà escluso dal gruppo di pari e le limitazioni diventeranno uno stile di vita accettato».
I Patti digitali mirano proprio a questo: costruire accordi tra famiglie, scuole e istituzioni sull’età e le modalità di accesso agli smartphone, sui tempi di connessione, sui contenuti a rischio, sulle regole per social, chat e gaming online. L’idea è che la responsabilità educativa non ricada solo sui singoli genitori, ma sia sostenuta da un quadro di comunità.
I comuni pilota: “Non contro il digitale, ma per un uso consapevole”
Il sindaco di Malnate Nadia Cannito ha raccontato che è un processo che l’amministrazione ha avviato riunendo tutte le agenzie educative, pubbliche e private, insieme ai genitori per affrontare le sfide educative. Il sindaco di Venegono Inferiore Mattia Premazzi ha sottolineato, però, che è un patto non contro il digitale ma per un suo uso consapevole mentre il collega di Venegono Superiore Waler Lorenzin ha spiegato che la ricerca di un nuovo modello condiviso è urgente perchè le regole in vigore non si possono estendere alla nuova dimensione emergente.

Procura minorile: “Deriva patologica in crescita, anche tra i non imputabili”
A parlare di “urgenza educativa” è stata anche la dottoressa Sabrina Di Taranto, in rappresentanza della Procura minorile, che ha lanciato un allarme netto: la deriva patologica legata all’uso distorto del digitale sta aumentando e coinvolge anche i giovanissimi non imputabili, in particolare studenti delle scuole medie.
Si tratta spesso di episodi di bullismo e cyberbullismo, con modalità e intensità «mai registrate in passato», che costringono la magistratura minorile a progettare misure di restrizione «impensabili fino a pochi anni fa». Da qui l’appello a rafforzare prevenzione, alleanze educative e percorsi di responsabilizzazione prima che i comportamenti degenerino in reati.
Al tavolo della Conferenza Provinciale Permanente tanti attori rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categoria, delle agenzie della salute e della scuola, rappresentanti del terzo settore e dei media.
Poi si scopre, da un intervento, che molti degli attori riuniti al tavolo non conoscono la K-Pop. E allora viene spontaneo pensare che oltre a un patto digitale ne occorra anche uno intergenerazionale.
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