Quando un genitore perde autonomia: come orientarsi tra scelte, casa e assistenza
Un evento improvviso può cambiare gli equilibri familiari. Con Emanuele Pietroforte di COCOON Varese, una guida pratica per affrontare i primi passi, adattare la casa e costruire un’assistenza sostenibile
Di colpo cambia tutto. Un genitore che fino a ieri era autonomo cade, si disorienta, fatica a muoversi. La quotidianità si ribalta e, insieme alla preoccupazione, arriva una domanda che molte famiglie conoscono bene: da dove si comincia? Tra urgenze sanitarie, scelte pratiche e decisioni emotive, il rischio di sentirsi travolti è alto.
Per fare chiarezza su come orientarsi nei primi momenti e costruire un percorso di assistenza più sostenibile, abbiamo intervistato Emanuele Pietroforte, referente di COCOON Varese, realtà che opera sul territorio varesino da 25 anni a supporto delle famiglie che si trovano a gestire la fragilità legata all’età.
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Quando una persona perde autonomia all’improvviso, qual è la prima cosa concreta da fare per non farsi travolgere dalla situazione?
«Se non c’è una necessità immediata di ricovero, la prima cosa da fare è fermarsi e raccogliere informazioni. Capire quali servizi esistono, cosa può offrire il sistema sanitario e quali soluzioni permettono di mantenere autonomia in casa. Il rischio, soprattutto nei primi giorni, è fare acquisti impulsivi o affidarsi alla prima figura che viene consigliata.
Serve invece costruire un quadro chiaro della situazione, valutando possibilità diverse: dal supporto domiciliare alle piccole modifiche dell’ambiente. Procedere per gradi, anche attraverso noleggi temporanei di ausili o soluzioni reversibili, così da accompagnare la persona e la famiglia in un percorso che può evolvere nel tempo».
Come si capisce di che tipo di aiuto c’è davvero bisogno, evitando decisioni affrettate o soluzioni inutili?
«La consulenza fa la differenza. Si parla di fragilità, quindi di persone che difficilmente si adattano a soluzioni standard, mentre i familiari spesso non hanno esperienza in questo settore. In queste condizioni si rischia di scegliere seguendo l’emotività invece dei bisogni reali.
Oggi esistono soluzioni attivabili in tempi rapidi e calibrate sulla casa e sulla persona. Affidarsi a professionisti che lavorano da anni sull’adattamento degli ambienti e sull’assistenza permette di evitare sprechi di tempo e risorse, e di non trovarsi poi a dover correggere scelte sbagliate».
La casa diventa spesso un problema. Quali interventi migliorano subito sicurezza e quotidianità?
«Ci sono tre ambienti centrali: bagno, camera da letto e salotto, dove la persona passa gran parte della giornata. I momenti più critici sono quelli in cui si passa dalla posizione seduta a quella eretta, tra le principali cause di caduta.

Intervenire significa eliminare tappeti e ingombri, ampliare gli spazi di passaggio e inserire ausili adeguati. Un bagno accessibile, una poltrona che aiuta ad alzarsi, un deambulatore sia per uso interno sia esterno migliorano subito sicurezza e autonomia. In presenza di scale, anche un servoscala diventa una soluzione concreta per continuare a vivere la casa senza limitazioni».

Che ruolo ha la famiglia nella gestione di questi cambiamenti e come si può distribuire il carico in modo più sostenibile?
«La famiglia resta un punto di riferimento, ma deve riconoscere i propri limiti. Occuparsi di tutto in prima persona, dall’assistenza quotidiana alla gestione di una badante, porta facilmente a un sovraccarico emotivo e pratico. Per alleggerire questo peso, sempre più famiglie scelgono di appoggiarsi a realtà strutturate, che si occupano anche della selezione e della gestione del personale assistenziale, evitando così di dover diventare anche dei datori di lavoro.
In parallelo, è utile avere un ulteriore supporto sul piano burocratico, perché le pratiche aumentano proprio quando il tempo e le energie diminuiscono».
Come si tutela la dignità della persona assistita, anche quando ha bisogno di aiuto per attività intime o quotidiane?
«La chiave sta nel mantenere autonomia dove possibile. Ambienti adeguati, come un bagno progettato per essere usato in autonomia, riducono la necessità di un aiuto costante e invasivo.
Accettare alcuni limiti naturali dell’invecchiamento, come l’utilizzo di un ausilio per muoversi all’esterno, aiuta poi a prevenire situazioni di rischio. Il buon senso, in questi casi, protegge la persona e le permette di mantenere controllo sulla propria quotidianità».
Qual è il momento giusto per chiedere supporto esterno e perché farlo prima può semplificare il percorso?
«L’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca intorno ai 65 anni l’ingresso nella terza età. Non come allarme, ma come invito ad attivare attenzione e prevenzione. Predisporre per tempo l’ambiente in cui si vive e informarsi sulle possibilità disponibili rende il percorso meno traumatico quando l’autonomia inizia a ridursi.
Ai primi segnali – affaticamento, instabilità, disorientamento – iniziare a orientarsi tra pubblico e privato apre più strade. Anche attività mirate al movimento e all’equilibrio possono accompagnare i cambiamenti in modo graduale e ridurre i rischi nel tempo».

Per una consulenza o un supporto immediato, Emanuele e tutto lo staff “COCOON” e “Family Care” è sempre presente presso la sede di Varese, in Via Francesco Crispi 130.
Contatti
Cocoon Varese
Via Francesco Crispi 130, Varese
T: 0332 225706
@:info@cocoonvarese.it
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