Cefalea e lombalgia: all’ospedale di Tradate l’ambulatorio di agopuntura per la cura del dolore
La pratica millenaria proveniente dalla Cina è entrata nella sanità pubblica nel 2024: sedute settimanali, aghi sottilissimi e un approccio che considera il paziente nella sua totalità
L’agopuntura entra sempre più nella pratica clinica degli ospedali pubblici. All’ospedale di Tradate è attivo da gennaio 2024 un ambulatorio dedicato alla cura del dolore, dove questa antica tecnica della medicina cinese viene utilizzata per trattare alcune patologie specifiche riconosciute dal Servizio sanitario nazionale. A spiegare come funziona il servizio è la dottoressa Sabina Patanè, anestesista rianimatrice e componente dell’équipe che gestisce l’ambulatorio.
Un ambulatorio per la terapia del dolore
L’ambulatorio di agopuntura è stato avviato il 10 gennaio 2024 e riceve due giorni alla settimana: il mercoledì pomeriggio e il venerdì mattina.
«L’agopuntura è la massima espressione della medicina tradizionale cinese – spiega la dottoressa Patanè – e parte da un principio molto semplice: la malattia nasce quando nell’organismo si rompe l’equilibrio tra mente e corpo. Il nostro obiettivo è ristabilire quell’armonia».
La terapia consiste nell’inserimento di aghi metallici molto sottili, monouso, in punti specifici del corpo. Gli aghi restano in sede tra i 20 e i 30 minuti e stimolano una serie di effetti terapeutici.
«L’agopuntura ha effetti antinfiammatori, miorilassanti e decontratturanti – spiega la specialista – ma può avere anche un’azione ansiolitica, sedativa e di regolazione della funzione endocrina. Il beneficio non termina con la rimozione degli aghi, ma può durare nel tempo, anche per mesi».
Per quali patologie è indicata
In generale l’agopuntura può essere utilizzata in molti ambiti della medicina, dalle patologie respiratorie a quelle dermatologiche, dalle allergie ai disturbi neurologici.
Nel servizio pubblico, però, l’accesso è previsto solo per due indicazioni specifiche riconosciute nei Livelli essenziali di assistenza (LEA):
- cefalea (emicrania o cefalea tensiva)
- lombalgia cronica aspecifica
«Nel nostro ambulatorio ci occupiamo soprattutto delle sindromi dolorose – precisa la dottoressa Patanè – perché dobbiamo rispondere a criteri precisi stabiliti dal sistema sanitario».
Come funziona una visita
Il percorso inizia con una prima visita approfondita: «È fondamentale per inquadrare il paziente secondo i principi della medicina cinese – spiega la dottoressa Patanè – Facciamo una raccolta anamnestica, osserviamo la lingua, palpiamo il polso e definiamo il quadro complessivo».
Dopo la diagnosi vengono programmati sei trattamenti, di solito con una seduta alla settimana. Il numero di aghi non è fisso: mediamente circa otto, ma possono arrivare anche a quindici, in base alla condizione del paziente.
«Non trattiamo la malattia in modo standardizzato – chiarisce la dottoressa – ma il singolo paziente. Per questo i punti utilizzati possono cambiare anche da una seduta all’altra».
Gli aghi vengono inseriti lungo i meridiani energetici, i canali lungo cui secondo la medicina cinese scorre il qi, il soffio vitale. L’inserimento è generalmente poco doloroso.
«Si può avvertire una sensazione di formicolio o di tensione – racconta – che indica che l’ago sta iniziando a lavorare».
Come accedere al servizio
Essendo un ambulatorio pubblico, l’accesso avviene con prescrizione del medico curante o di uno specialista, che deve indicare una delle due patologie previste dai LEA. Le prestazioni sono programmate e non urgenti, proprio per garantire un’organizzazione sostenibile e permettere di trattare il maggior numero possibile di pazienti.
Un convegno per i medici del territorio
Per far conoscere meglio il servizio e le sue potenzialità è stato organizzato anche un convegno dedicato ai professionisti sanitari. L’incontro si terrà l’11 aprile nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria, in via Dunant, e sarà rivolto in particolare ai medici del territorio.
«Vogliamo favorire sempre di più l’integrazione tra medicina orientale e medicina occidentale – conclude la dottoressa Patanè – e diffondere la conoscenza dell’agopuntura anche tra i giovani medici. Sarebbe bello poter ampliare la squadra perché la richiesta è già molto alta».
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