“Mi manda il maggiore della Finanza”, da Napoli a Varese per truffare. Condannato a un anno e 4 mesi

Condanna con rito abbreviato per un sessantenne specializzato in tentativi di truffe e raggiri. Ma il 4 febbraio era stato sorpreso dai carabinieri del Nor

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Si è chiusa con una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione la vicenda del tentativo di truffa avvenuto lo scorso 4 febbraio in una zona residenziale di Varese, zona Casbeno. L’imputato, un cittadino italiano classe 1964 residente a Napoli e già noto alle forze dell’ordine per reati analoghi, è stato giudicato con rito abbreviato davanti al giudice monocratico Stefania Brusa. La sentenza è arrivata al termine del procedimento che ha visto impegnati il pubblico ministero Lucilla Gagliardi e il difensore Martina Zanzi. Il giudice ha accolto l’impianto accusatorio, riconoscendo la responsabilità dell’uomo nel tentativo di raggiro ai danni di una donna residente in città.

I fatti risalgono al primo pomeriggio del 4 febbraio, quando una pattuglia dell’Arma dei carabinieri, in transito nella zona, è stata attirata dalle urla provenienti dall’esterno di un’abitazione. I militari si sono fermati immediatamente, notando un uomo che stava uscendo dalla casa della donna, poi risultata vittima del tentativo di truffa. Dai successivi accertamenti è emerso che l’imputato si era presentato alla porta qualificandosi come collaboratore di un presunto “maggiore” della Guardia di Finanza, con il pretesto di dover verificare la provenienza di gioielli e denaro custoditi nell’abitazione. Non si esclude che la vittima fosse stata precedentemente contattata telefonicamente da un complice, secondo uno schema già noto in casi analoghi.

Convinta della legittimità della richiesta, la donna aveva consegnato monili e contanti. Tuttavia, poco dopo si è resa conto del raggiro e ha iniziato a gridare, richiamando l’attenzione dei carabinieri che si trovavano nei paraggi. L’intervento tempestivo dei militari del Nucleo operativo radiomobile – sezione operativa – ha permesso di bloccare l’uomo e recuperare il bottino. L’arresto in flagranza aveva portato l’indagato a comparire davanti al giudice per direttissima. In quella sede, il pubblico ministero aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, mentre la difesa aveva puntato alla riqualificazione del fatto in truffa, chiedendo una misura meno afflittiva. In una fase successiva, l’uomo era stato scarcerato con l’applicazione del divieto di dimora nella provincia di Varese. Il procedimento si è quindi concluso con la condanna.

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Pubblicato il 19 Marzo 2026
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