Sanità, previdenza integrativa e innovazione: il welfare da ripensare
Alle Ville Ponti di Varese il confronto tra politica, assicurazioni e operatori del settore: più consapevolezza, secondo pilastro e collaborazione tra pubblico e privato per reggere l’urto dell’invecchiamento e dei nuovi costi
Il sistema sanitario italiano deve affrontare una sfida che intreccia sostenibilità finanziaria, invecchiamento della popolazione, innovazione e tenuta dell’equità. È il quadro emerso nel convegno alle Ville Ponti di Varese dedicato all’economia della salute, dove gli interventi di Massimo Garavaglia, Marco Osnato, Ugo Cappellacci, Gabriele Pelissero e Umberto Guidoni hanno indicato una direzione comune: affiancare alla sanità pubblica strumenti integrativi e una visione meno ideologica del welfare.

Massimo Garavaglia ha richiamato anzitutto il tema della cornice di finanza pubblica, sostenendo che la tutela degli equilibri di bilancio è la condizione per mettere in sicurezza proprio la spesa sociale, a partire da sanità e previdenza. Sul versante pensionistico ha insistito sulla necessità di una “operazione verità” e di una maggiore consapevolezza tra i cittadini, soprattutto sul bisogno di aderire a forme integrative. Per il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato manca ancora una diffusa percezione del fatto che il solo primo pilastro non basti più.

Un richiamo alla consapevolezza è arrivato anche da Marco Osnato. Il presidente della Commissione Finanze della Camera ha osservato che, pur in presenza di stanziamenti crescenti, le risorse restano relative rispetto a una società che cambia: cresce l’aspettativa di vita, aumenta la cronicità, la medicina diventa più avanzata e quindi anche più costosa. Da qui, secondo Osnato, la necessità di un mix tra intervento pubblico, pilastro complementare e apporto dei soggetti privati, da valorizzare senza ipocrisie. In questo quadro ha collocato anche l’educazione finanziaria: gli italiani devono capire che previdenza, assistenza e salute richiedono strumenti ulteriori, capaci anche di mobilitare risorse utili al Paese.
Ugo Cappellacci ha collegato il tema della sostenibilità alla centralità dei professionisti sanitari e alla necessità di evitare letture ideologiche. Il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera ha ricordato che la sanità non riguarda solo la cura delle persone, ma è anche un settore che traina l’economia, in particolare nel comparto farmaceutico. Per questo servono neutralità di visione e un contesto normativo favorevole agli investimenti.

Su questo punto Gabriele Pelissero, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, ha insistito con forza, correggendo l’idea che l’integrazione tra pubblico e privato sia un obiettivo futuro: è già una realtà strutturale del Servizio sanitario nazionale. Ha ricordato il peso della componente di diritto privato nell’assistenza e ha sostenuto che il sistema italiano è già misto, governato e finanziato da Stato e Regioni. Per Pelissero, tuttavia, la massa di risorse oggi disponibile non basta a garantire parità con le esigenze di innovazione e sviluppo. Da qui la proposta di rafforzare il secondo pilastro, che può portare risorse senza gravare sui vincoli della finanza pubblica, e di rimuovere limiti normativi che frenano fondi e assicurazioni nell’erogazione di prestazioni richieste dai cittadini.

Umberto Guidoni, direttore di Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) , ha infine richiamato il contributo dei farmaci equivalenti e biosimilari alla sostenibilità del sistema, sottolineando i risparmi già prodotti e il loro ruolo nel liberare risorse da reinvestire nell’innovazione. Ma ha anche segnalato il ritardo culturale che ancora ne limita la diffusione, con effetti diretti sulla spesa delle famiglie.
Dal convegno di Varese emerge così una linea precisa: il welfare va aggiornato, superando contrapposizioni tra pubblico e privato, promuovendo consapevolezza previdenziale, digitalizzazione e strumenti complementari. La spesa sociale, in questa visione, non è soltanto un costo da contenere, ma un investimento da governare meglio.
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