Tripoli: “Ho ancora tante frecce da scoccare”

L'ala del Varese guarda in alto e spera in un finale di gioia: «Non si può arrivare a Roma e non vedere il Papa»

Ha solo 24 anni, ma è già uno dei veterani del Varese, oltre che uomo spogliatoio e idolo dei tifosi biancorossi. Pietro Tripoli, “la zanzara” è un’ala molto rapida e veloce, con una capacità innata nel saltare l’avversario in velocità, come ha già ampiamente dimostrato nel corso di questo campionato.

Pietro, com’è la serie B?

«Senza dubbio bella, ma anche molto dura e tosta. C’è una differenza enorme con la Lega Pro, c’è molta più organizzazione e meno “battaglie” e questo lo vediamo ad ogni partita. La nostra forza viene dal gruppo e dalle motivazioni che ci dà il mister; se in una gara non riusciamo ad essere uniti e compatti perdiamo. Come collettivo siamo molto forti, ma singolarmente siamo inferiori a molte squadre e se lasciamo qualcosa finiamo male».

In questa stagione si è già tolto qualche soddisfazione, ma qual è la più grande?

«In realtà non ho un ricordo preciso, credo che la gioia maggiore derivi dal giocare in questa categoria. Ho già raccolto 26 presenze e spero di farne ancora altre. Dentro di me sento di poter giocare in qualsiasi categoria, se sto bene so di poter essere pericoloso, ma sono anche convinto di dover lavorare ancora tanto. In passato molti non hanno creduto in me e sarò contento un giorno, se mai arriverà – ride – di smentirli giocando un serie A. Questo però rimane un sogno, per ora».

Da dove deriva la sua particolare esultanza da arciere?

«Mi piace molto come calciatore Emanuele Calaiò, del Siena, che è nato come me a Palermo. Mi ricordo quando giocava a Napoli, segnava e scoccava le frecce. Io all’epoca giocavo nelle giovanili e ho iniziato a farlo anche io. Quel gesto mi è rimasto, è un modo carino per dedicare la rete a qualche persona particolare in tribuna, un mio familiare o la mia ragazza».

A proposito di Palermo, che rapporto ha con la sua città d’origine?

«In realtà io sono nato nel capoluogo perché c’è l’ospedale, ma sono cresciuto a Bagheria. Sono molto legato alla mia terra, anche perché ci sono tutti i miei familiari e mi piace molto tornare per un week end o per andare al mare in estate».

E con Varese invece?

«Non l’avrei mai detto quando sono arrivato qui quattro anni fa, ma, tolto il clima, ma  a Varese mi trovo benissimo, si vive bene e ho trovato molti amici. La qualità di vita è molto buona e devo dire che potrei anche pensare, in un futuro, di metter su famiglia qui».

Un grande ex del Varese, Pietro Anastasi, condivide con lei la provenienza sicula. Ha avuto modo di conoscerlo?

«In realtà arriviamo tutti e due dalla Sicilia, ma lui è di Catania e con noi palermitani non andiamo molto d’accordo. Ovviamente scherzo, so che ha fatto grandi cose per la maglia biancorossa e spero di arrivare a fare quello che ha fatto lui, ma non ho mai avuto modo di conoscerlo di persona. Devo dire che mi rivede maggiormente in Vincenzo Di Giovanni, che come me faceva l’ala».

Sabato arriva il Padova. Che partita si aspetta?

«Secondo me i biancoscudati riusciranno ad arrivare ai play off alla fine. All’andata mi avevano impressionato positivamente, li ho visti meglio di Atalanta e Siena. Sarà una partita molto dura, vincerà chi lotterà di più e chi darà il tutto per tutto.  Chi viene al “Franco Ossola”, ormai vuole sfatare il tabù delle oltre delle oltre 50 partite senza sconfitte, oltre a sapere di dover affrontare la terza in classifica».

Riguardo al finale di stagione, invece, cosa pensa?

«Il sogno è innegabile, c’è e possiamo raggiungerlo. Come dice il detto, vuoi arrivare a Roma e non vedere il Papa?».

Il messaggio si può dire chiaro, ma forse è meglio cambiare la maiuscola e dire il “papA”.

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Pubblicato il 28 Aprile 2011
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